Scarcerate le Pussy Riot, che insistono: accuse a Putin e alla Chiesa ortodossa

Sono tornate a Mosca Nadezhda Tolokonnikova e Maria Aliokhina, le due Pussy Riot (un collettivo punk rock russo, femminista e politicamente impegnato), scarcerate lunedì con tre mesi di anticipo sul previsto in seguito all’amnistia approvata il 18 dicembre dalla Duma. Le due ragazze sono arrivate con un volo da Krasnoiarsk, in Siberia orientale, dove Nadia ha espiato la sua pena e dove Maria l’ha raggiunta dopo l’uscita dal carcere di Nizhni Novgorod e dopo un breve passaggio a Mosca. «Vogliamo continuare a fare ciò per cui siamo finite in prigione. Vogliamo come prima cacciare» il presidente russo Vladimir Putin. Al suo posto «mi piacerebbe molto invitare Mikhail Khodorkovski», ha detto Nadia Tolokonnikova nella conferenza stampa che ha tenuto a Mosca insieme a Maria Alekhina. La liberazione delle due Pussy Riot è stata concessa per migliorare l’immagine della Russia prima delle Olimpiadi di Sochi, che sono «il progetto preferito» del presidente Vladimir Putin, ha aggiunto Nadia Tolokonnikova, una delle componenti della band rilasciate nei giorni scorsi. Secondo Maria Alyokhina, la Chiesa ortodossa russa ha giocato un ruolo nella carcerazione delle Pussy Riot nel 2012. Le ragazze furono condannate a 2 anni di reclusione ciascuna per aver cantato una «preghiera anti-Putin», nel marzo del 2012, nella cattedrale di Cristo Salvatore nella capitale russa.