Ignobili gli adesivi con Anna Frank “romanista”. Ma non si possono demonizzare intere tifoserie…

È demenza pura concepire adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglietta della Roma, come quelli che in questi giorni hanno infestato muri, semafori e cartelli pedonali della città, in particolare nel quartiere Monti. Dopo le proteste di abitanti, commercianti e della comunità ebraica qualche adesivo è stato rimosso ma non tutti. L’episodio della ragazzina ebrea morta in campo di concentramento e “dipinta” di giallorosso è l’ultimo ignobile episodio di una brutta querelle che vede l’antisemitismo messo in pratica dai tifosi della Lazio (ma anche da quelli della Roma) per offendere l’altra sponda calcistica con messaggi ad alto contenuto offensivo e razzista. Ricordiamo striscioni e scritte come «la storia è sempre quella, sul petto vuoi la stella», «romanista ebreo, ecco la tua stella», oppure lo striscione esposto dai laziali in un derby «Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case». Altri striscioni odiosi furono esposti dopo la partita di Coppa Italia vinta dalla Lazio. La replica sui muri di Testaccio: «Anna Frank è laziale». C’è da ridere e c’è da piangere, certo è che si tratta di storie di ordinaria demenza e ignoranza, storie di becerume un tanto al chilo, da condannare, ma anche da ridimensionare. Stupisce la grancassa mediatica feroce che di questo specifico episodio vien fatta con intere paginate di quotidiani (Repubblica in articolare), rapportato al livello di inciviltà dei protagonisti che non meriterebbe tanta attenzione, tanta importanza. C’è qualcosa di esagerato nel definire questi adesivi «l’ennesimo episodio di antisemitismo che ormai da anni contraddistingue il tifo romano». I commenti dei lettori on line sono infatti indignati nel sentirsi accomunati a quei pochi idioti titolari dell’indegna iniziativa.

L’antisemitismo del tifo romano riguarda una fetta circoscritta di personaggi e figuri di cui il tifo nel suo complesso non si sente minimamente parte e far passare tutta una città come un covo pullulante di pulsioni antisemite e razziste significa infangare il carattere di una città accogliente nella sua grandissima parte. In realtà l’articolo (la foto è tratta da Repubblica.it) sul tema degli striscioni antisemiti fa una ricostruzione “storica” a ritroso nel tempo, fino al 1998, con una erudizione degna di miglior causa. Facile scrivere in merito a un episodio, difficile parlare complessivamente della realtà delle curve di tutta Italia. Quando si giustificano i bambini che berciano e insultano come un adulto come allo Juventus Stadiuym, è stupido, poi, stupirsi tra qualche anno di eventuali degenerazioni. Il commento di un lettore, “ma che gioventù avete a Roma?”, potrebbe adattarsi nella stessa misura a Torino, per esempio. Chiunque di noi porta i figli e i nipoti allo stadio e vedere croci celtiche o Che Guevara in tutti gli stadi d’Italia ormai fa parte di un “folklore” tollerato, stupido frutto di ignoranza e non certo di consapevolezza storica. Lasciar passare impuniti questi gesti, anche da parte di “tutte” le società di calcio, non può che far lievitare l’idiozia di pochi. Allora, se manca il coraggio di esaminare il fenomeno curve nel suo complesso, allora meglio lasciar stare, al limite sdrammatizzare il clima, senza adombrare vigliaccamente un clima di odio razzista o demonizzare un’intera città. Coglie bene lo spirito quel tifoso che sul sito di Repubblica commenta: «Allora, se metto un adesivo con la foto di mia figlia con la maglietta delle Roma, sarei un pedofilo»? Meglio ancora chi usa l’ironia: «Ora farò adesivi con Hello Kitty con la maglia della Roma…».