Per riconquistare consenso Hollande si affida alla “donna guerriera”

In crisi di consensi Hollande fa parlare di sé e lo fa affidandosi a una “donna guerriera”. È l’altra donna di Francois Hollande, oltre alla sua compagna di vita, la prémiere dame di Francia, Valerie Trierweiler. La commissaria di polizia, Sophie Hatt, classe 1967, è la prima donna al comando della Gspr, la cellula specializzata che garantisce la protezione del presidente, 24 ore su 24, con una squadra di 62 uomini pronti a tutto. Citata dal quotidiano Libération, la Hatt (cresciuta in una famiglia borghese, padre dentista, madre insegnante, nessuno particolarmente appassionato di politica) dice di essere l’unica donna al mondo a garantire la sicurezza di un capo dello Stato. Magra, sportiva, sguardo determinato, la commissaria in rosa non è arrivata per caso a quel delicato incarico. A 32 anni, era già responsabile della tutela di Lionel Jospin. Nel febbraio 2000 si fece notare riuscendo a proteggere l’allora premier socialista da una pioggia di pietre scagliate dagli studenti palestinesi dell’università Bir Zeit, che lo contestavano per alcune sue affermazioni su Hezbollah. A quei tempi, la Hatt guidava un drappello specializzato di 32 uomini e sembra sia stato proprio Jospin a raccomandarla ad Hollande dopo l’elezione, nel maggio 2012, visto l’ottimo ricordo che l’ex premier aveva della commissaria. Il gruppo di protezione riuscì a tirarlo fuori dall’università incolume, la commissaria guidò l’operazione e fu ferita alla schiena, ancora oggi porta i segni di quei colpi. «Questa donna è pronta a morire per Francois Hollande», scrive Libération, che le dedica un ampio ritratto. Diploma in diritto, madre di tre bambini e appassionata di judo, ha un carattere poco malleabile e si trova a suo agio nel comandare a bacchetta gli uomini. All’Eliseo, la missione è particolarmente delicata, anche per il carattere dell’attuale presidente, che non ha mai nascosto la sua avversione per i dispositivi di sicurezza che impone il suo incarico, tanto che più di una volta ha violato i protocolli, magari uscendo dall’Eliseo senza dire niente a nessuno o attraversando improvvisamente la strada per andare a salutare degli sconosciuti durante un bagno di folla. «Sta a noi adattarci, non è lui che lo deve fare. Non siamo negli Usa dove i servizi segreti hanno il potere di dire “no” al presidente. Io ho un obbligo di risultati, non di mezzi», spiega la donna, che non si sbottona sulle proprie preferenze politiche e rifiuta di dire per chi votò nel 2012. Unico indizio: al primo turno delle presidenziali del 1988 non diede il suo voto al socialista Francois Mitterrand. Quanto all’ex presidente Nicolas Sarkozy, se le avesse proposto l’incarico, avrebbe accettato di corsa. «Ho delle convinzioni, ma nel mio lavoro no», racconta l’angelo custode di Hollande, dalla manicure curatissima, che sul lavoro si veste sempre allo stesso modo: pantaloni neri, giacchetta scura con cinturone di Hermes per tenere la pistola, e orologio di Chanel.