Nuovo “soccorso rosso” a Cesare Battisti: in Brasile è a un passo dalla cittadinanza

Sulla vicenda di Cesare Battisti l’Italia riceve l’ultimo, probabilmente definitivo schiaffo dal Brasile: il criminale, condannato dai nostri tribunali in via definitiva per quattro omicidi, ha ottenuto la carta d’identità brasiliana per cittadini stranieri (Rne, Registro nacional de estrangeiro), il primo passo  per l’acquisizione della cittadinanza, che attribuisce tra l’altro il diritto di voto e di partecipare a concorsi pubblici. A renderlo noto è il quotidiano Estadao, nella sua versione online. Sebbene la notizia arrivi da una fonte non ufficiale, non sono molti i motivi per dubitarne: Estadao segue da tempo e con molta attenzione le vicende dell’uomo che per i suoi trascorsi nei Proletari armati per il comunismo è riuscito a costruirsi un’aura di condannato politico, benché i suoi reati si possano a pieno titolo ascrive alla categoria della più feroce criminalità comune. Proprio grazie a questa sua militanza, che – è bene ricordarlo – iniziò quando aveva già collezionato diverse condanne per rapina, Battisti oggi gode delle simpatie di intellettuali e politici di sinistra di diversi Paesi, Italia compresa. Fra questi si annoverano anche i ministri della Giustizia brasiliana, diventati di fatto i suoi primi alleati nella battaglia per eludere le legittime condanne italiane. A quanto riferisce Estadao, infatti, la carta d’identità per stranieri gli è stata concessa proprio dal ministero della Giustizia, guidato ora da José Eduardo Cardozo, esponente di quel Partito dei Lavoratori a cui apparteneva anche il suo predecessore, Tarso Genro, l’uomo che alla fine degli anni 2000 si oppose in tutti i modi all’estradizione di Battisti, fino ad arrivare a uno scontro frontale con gli stessi tribunali brasiliani che, invece, si erano espressi favorevolmente. «Adesso la situazione dell’italiano è dovutamente legalizzata e la sua condizione di rifugiato politico in Brasile è ufficiale», spiega Estadao. Dunque, Cardozo ha portato a compimento quello che Genro aveva iniziato con la prima concessione di asilo politico a Battisti, il quale ormai da tempo in Brasile vive da uomo libero e corteggiato al punto da essere considerato anche persona che può tenere conferenze all’università. Il caso risale a un mese fa esatto, quando  grazie alla protesta di alcuni studenti si seppe dell’invito all’ateneo pubblico di Florianopolis, che per quella partecipazione era disposto anche a sborsare l’equivalente di 500 euro. L’indignazione dell’opinione pubblica brasiliana portò il governo locale a emanare uno stop alla partecipazione di Battisti all’evento, ma anche a un messaggio denso di autocommiserazione da parte dell’uomo. «Attraverso una richiesta formale, all’ultimo momento, il governo mi ha proibito di partecipare», disse Battisti, assumendo nuovamente i panni della vittima che non è mai stato. Un precedente per tutti su come Battisti si solito raccontare se stesso e la sua vicenda: quando sostenne che se fosse stato estradato in Italia certamente l’avrebbero ucciso. Un atteggiamento che aggiunge rabbia a rabbia pensando ai parenti delle vittime vere, le quattro persone che uccise e quella che rimase paralizzata per sempre nel corso delle sue scorribande mascherate da “azioni politiche”: il maresciallo Antonio Santoro, il gioielliere Pierluigi Torregiani, il macellaio Lino Sabbadin, l’agente Andrea Campagna e il figlio di Torregiani, Alberto, che dal 16 febbraio 1979 vive su una sedia a rotelle.