Nuove iniziative pro-Vannoni, ma anche Brescia boccia il metodo: 36 pazienti trattati, nessuno migliorato

«Non temo le staminali di Vannoni e gli dico con serenità di andare pure a quel Paese. Vada pure dove gli sarà permesso di spacciare la sua pozione miracolosa da Far-west». Le parole di Silvio Viale, medico noto per la battaglia a favore della Ru486 ed esponente Radicale lasciano sempre più solo il presidente della Stamina Foundation, che la Procura di Torino ha indagato per truffa. «Per quanto mi riguarda – ha aggiunto Viale – Vannoni potrebbe continuare a farlo anche in Italia, purché non chieda a me e al Servizio Sanitario Nazionale di essere complici e finanziatori della sua predicazione. Mi dispiace per i suoi seguaci, in particolare per i malati e i loro familiari, ma questo è un altro capitolo della storia».  L’ultima documentazione contro Vannon è arrivata da Brescia. Non c’è alcuna prova documentata di miglioramenti reali nei pazienti sottoposti al trattamento Stamina. È quanto appare dalle 36 schede di sintesi delle cartelle cliniche elaborate dagli Spedali Riuniti di Brescia e consegnate agli esperti del primo Comitato istituito dal ministero della Salute. Dati che riguardano 21 bambini e 15 adulti con 13 malattie molto differenti fra di loro.

Nonostante tutte le evidenze scientifiche confermino l’inefficacia, se non addirittura la pericolosità del “protocollo” alcuni familiari dei malati si sono presentati questa mattina in una conferenza stampa a Roma per difendere la ricerca della Stamina Foundation. Il nonno di un bambino malato, grida al «complotto» della stampa «assassina», dei magistrati, degli scienziati e dei politici. Tutti per boicottare il guaritore. E anche chi non trova giovamenti giura sull’efficacia della cura. «Cercheremo, mostrando i certificati medici che attestano i miglioramenti e la totale assenza di effetti collaterali, di ripristinare almeno un po’ di verità e giustizia calpestate dalla macchina del fango mediatico che in questi giorni sta cercando di sotterrare Stamina», commenta su Facebook Guido De Barros, papà della piccola Sofia, la bimba di Firenze affetta da leucodistrofia metacromatica che da un anno effettua presso gli Spedali Civili di Brescia le infusioni con il metodo Stamina. I testimonial dell’efficacia della cura non sono potuti venire a Roma: nonostante l’ostinato ricorso al metodo Vannoni, le condizioni della piccola Sofia si sono aggravate nelle ultime ore e hanno richiesto un ricovero presso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. E di quanto sia fideistico l’approccio è confermato dal commento dei genitori sull’evolversi del quadro clinico della piccola: «Sofia ora sta bene – hanno detto ai giornalisti – la sua è stata una ripresa-lampo: è bastato un antibiotico generico e ora respira regolarmente e non ha febbre». Una ripresa che – secondo il ragionamento dei genitori di Sofia – non andrebbe sarebbe merito dei medici dell’ospedale Meyer di Firenze e della terapia antibiotica ma esclusivamente del metodo Vannoni.