Non bastano le icone per inventare una buona politica. Renzi se ne faccia una ragione

Fino a quando dovremo occuparci di Renzi? Apriamo i giornali, accendiamo la televisione, ci immergiamo nel web e sembra non ci sia altro di cui puntare la nostra attenzione se non  Renzi, ossessivamente di Renzi. E’ “soltanto” diventato il segretario del Pd, mica il presidente del Consiglio o della Repubblica. Eppure tutti fanno a gara a dargli consigli, suggerimenti, dritte; nessuno si esime dall’indirizzarlo nella conduzione del Nazareno; esimi giornalisti, analisti, commentatori, opinionisti si cimentano nell’offrirgli l’inquadramento giusto della situazione perché possa operare. Piace a Cisl e Uil, si dice. Chissà che cosa ne pensa la Camusso. Mentre non fatichiamo ad immaginare l’opinione che ne hanno D’Alema e Rosy Bindi messi alla porta semmai avessero avuto la tentazione di tornare in pista alle europee di maggio.

Nel bene e nel male, grazie ai numerosi improvvisati sostenitori e con il concorso di chi non lo sopporta proprio, Renzi è diventato la nuova icona della politica italiana. E non ha ancora fatto niente, salvo interpretare il disgusto di una certa sinistra verso la sua classe dirigente storica. Impresa non proprio difficile visto il discredito che si è guadagnato nel corso degli ultimi dieci anni. Il neo-segretario la vuol mettere fuori gioco definitivamente? Si accomodi, ma ricordi l’antico detto che c’è sempre qualcuno più puro (o che si finge tale) che alla fine ti epura.

Non sarà probabilmente questo il destino di Renzi, ma se diventerà, come sembra, ingombrante anche per la modestia dei suoi competitori di dentro e di fuori, vuol dire che in breve tempo si rottamerà da solo. Ha meno di quarant’anni e, stando ai suoi parametri, vuol dire che avrà davanti almeno vent’anni di vita politica che cercherà, presumiamo, di recitare ad altissimo livello.

Renzi a parte, pur assediato dai mille problemi politici (abolizione province, legge elettorale, riforma dei costi della politica, ecc.), la vita pubblica, ancorché magra, continua. E ci fa vedere uno spettacolo poco edificante che, in estrema sintesi, è corretto definire di aperto conflitto sociale, espressione del quale non è soltanto la lotta dei “forconi” che mira a paralizzare il Paese, ma l’impoverimento eccessivo degli italiani, il disagio di intere categorie che si sentono abbandonate e tradite, il disgusto verso lo Stato, la politica, i partiti.

Ecco, forse ci si dovrebbe concentrare più su tutto questo invece di dedicare retroscena mielosi al renzismo quale nuova visione di un mondo vuoto nel quale le idee latitano e le figurine abbondano. Sappiamo tutto, ormai, tanto per dire, dell’universo maschile e femminile (soprattutto) del quale si è circondato il segretario del Pd, manca solo che vengano indetti referendum finalizzati all’accertamento della più carina del reame o del più dotato intellettualmente dei nuovi membri della segreteria. Ma poco o nulla si sa di come la nuova dirigenza del Pd intende affrontare i problemi sopra ricordati.

Non basta un’icona per inventare una buona politica. C’è bisogno di idee. Ed è questa merce rara al Nazareno come altrove.