Niente Natale a scuola, la dirigente non vuole. Però i party con le finte suore-porno sono “rock”

Il presepe? Se vi piace fatelo a casa vostra. Tu scendi dalle stelle? Se volete che i vostri figli la imparino, dovete insegnargliela. Perché a scuola no, non si può e non si deve, si potrebbe offendere chi non crede o chi non è cattolico. Se poi, di mezzo, c’è una dirigente con un passato comunista e un presente di sinistra, lasciate ogni speranza voi che entrate nell’istituto, la capanna ve la sognate. La crociata laicista contro il Natale è partita da un bel po’ e ha forme diverse. C’è chi la fa in modo furbo, appendendo le stelle multicolori nelle aule e addobbando un albero all’ingresso dell’istituto, guai però a mettere un’immagine di Gesù bambino. In questo modo, sembra che il Natale venga festeggiato nella maniera tradizionale e invece è una presa in giro. C’è chi, in modo altrettanto furbo, insegna agli alunni canzoncine adattabili alla recita natalizia, ma anche in questo caso evitando qualsiasi brano cattolico. Poi c’è chi lo dice chiaro e tondo, chissenefrega del Natale, e pone il divieto, come se essere cattolici sia un peccato mortale. La notizia più recente riguarda la cittadina di Caorso, in provincia di Piacenza, dove il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo, Manuela Bruschini, ha vietato qualsiasi riferimento a temi cattolici nelle iniziative per il Natale: «Ho dato l’indicazione di evitare immagini e riferimenti religiosi, qualsiasi cosa indichi un solo culto e non tenga presente tutte le religioni», ha detto. Le proteste dei genitori sono state ovviamente molte: «Vogliamo che il presepe venga esposto e che durante la recita ci siano anche canti tipici natalizi». Significativo il fatto che la cronaca piacentina, il 18 agosto 2004, riportò la notizia che la Bruschini – iscritta senza imbarazzo al Partito comunista italiano e allora assessore alle Politiche Giovanili nella città di Piacenza – ha partecipato, con tanto di corna sulla testa, a un party goliardico blasfemo e anti-cattolico (parodie delle funzioni domenicali, manifesti con suore in versione pornografica ecc.). Da lei non ci si poteva quindi attendere altro.