Napolitano: «No alle elezioni nel 2014». Brunetta: «Ha perso il senso della misura»

Come lo scorso anno, come quello precedente, come quello ancora prima. E così per gli ultimi otto Natali. Anche alla vigilia di queste festività Giorgio Napolitano – nella tradizionale cerimonia di auguri al Quirinale con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile –  rivolge l’ennesimo monito ai partiti sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali, sollecita interventi sul piano sociale. Come in un film visto troppe volte, elogia i giovani, lancia appelli alla responsabilità del Parlamento. Di inedita c’è solo l’intenzione esplicita di non sciogliere le Camere in tempi brevi. «È importante – dice Napolitano – che l’Italia continui a essere governata nel 2014. L’Europa ci guarda» e bisogna nutrire la stabilità «piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio». A Silvio Berlusconi lancia poi un monito e un invito. Nessuno, ammonisce Napolitano, è «autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei» perché «le estremizzazioni non giovano a nessuno e possono solo causare guasti nella vita democratica». Quindi l’invito ad aprire alle riforme. «Oggi – premette il capo dello Stato – vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata da Letta, perché quella rottura non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali». Nel passaggio sulla Corte Costituzionale che ha bocciato il “Porcellum”, l’intervento va ben oltre la difesa d’ufficio. «La Consulta – spiega – non ha certo espresso una preferenza per un sistema elettorale ma lasciando al Parlamento di mettere a punto una compiuta normativa elettorale per dare al Paese un corretto meccanismo che porti alla governabilità propria di una democrazia governante e dell’alternanza». Inoltre, per il presidente della Repubblica, «le riforme con una nuova legge elettorale sono indispensabili anche per rafforzare il principio maggioritario che l’Italia ha assunto dal 1993 come regolatore di una operante democrazia dell’alternanza» ecco perché «mancare anche questo obiettivo delle riforme sarebbe fatale per il progresso della nazione».  Nel suo intervento il capo dello Stato è tornato a puntare l’indice sulle «condizioni disumane delle carceri» dicendo di confidare che le Camere «ancora trarranno impulso a decisioni che siano anche di riforma della giustizia».

A caldo Enrico Letta, che è stato “blindato” a Palazzo Chigi fino al 2014, va oltre gli apprezzamenti di rito  «Spero e auspico – ha commentato il premier – che il Parlamento colga i moniti del Capo dello Stato. Le sue parole aprono alla speranza che il 2014 sia l’anno in cui si possa finalmente sciogliere il nodo che ha bloccato la politica italiana per tanto tempo e che possa essere colta la ripresa e soprattutto la crescita». Decisamente meno protocollare il commento di Maurizio Gasparri. «Non condivido la lettura minimalista dell’ingiustificata aggressione giudiziaria subita da Berlusconi. Si può eccepire su questa o quella affermazione, ma non si può negare – osserva il vicepresidente del Senato – che ai danni di Berlusconi sono state stravolte le regole del diritto e dei regolamenti parlamentari. Per quanto attiene alla Corte Costituzionale, poi Napolitano – aggiunge Gasparri – ha giustamente detto che non deve svolgere funzioni legislative. Chiedo allora che verifichi quanto sembrerebbe sia accaduto alla Consulta, dove si sarebbe svolta una inaccettabile votazione e alcuni giudici avrebbero votato per il ritorno al Mattarellum». Ancora più duro Renato Brunetta.  «Constatiamo con sconcerto e amarezza il ruolo di supporto che il presidente Napolitano esercita nei confronti del governo e della sua maggioranza, travalicando il ruolo assegnatogli dalla Costituzione su cui pure ha giurato. La esternazione del Capo dello Stato – osserva il presidente dei deputati Fi – con cui sollecita riforme costituzionali profonde, appaiono anche irrispettose della sentenza della Corte Costituzionale, le cui motivazioni converrebbe attendere, salvo Napolitano non le conosca già o peggio voglia condizionarne la stesura. Come scrisse il 29 novembre del 1991 l’onorevole Napolitano – conclude il capogruppo di Forza Italia – chiedendo le dimissioni del presidente Cossiga: “Si è totalmente smarrito il senso della misura al Quirinale”. Purtroppo siamo nella condizione di ripetere le sue parole di allora.».