Miracolo dei Forconi: hanno unito gli intellettuali di sinistra. Da Serra a Gramellini, sono tutti terrorizzati…

Che cosa hanno in comune Concita De Gregorio e Michele Serra, Massimo Gramellini e Gianni Riotta, Beppe Severgnini e Andrea Vianello? Le firme più trendy del giornalismo italiano hanno già capito tutto del movimento dei Forconi. Sentite Concita, che oggi su Radiotre, nella rassegna stampa Prima pagina, ha parlato come chi ha sciolto l’enigma ma non può dire la soluzione. «Molti segnali mi colpiscono. A Bari gli studenti devono andare a scuola scortati, a Sarzana volevano bruciare i libri. Molti segnali di questo movimento mi mettono a disagio. Come mi ha colpito il fatto che i poliziotti si siano tolti il casco davanti a questi manifestanti e non l’abbiano fatto alla Sapienza davanti agli studenti. Ci sono dei segnali…». L’ex direttrice dell’Unità non osa dire quello che Vauro Senesi, il disegnatore più amato dalla sinistra, sintetizza con una vignetta: «Sospetti sui Forconi: c’è il rischio che tra fascisti e mafiosi possano riuscire ad infilarsi persone per bene». Un altro che ha capito tutto prima è l’ex direttore del Tg1, Gianni Riotta che nei giorni scorsi su Twitter ha scritto: «Non dite non vi avevo avvertito sul neo populismo in arrivo: Savona, i forconi al libraio “Chiudi o bruciamo i libri”». Mentre Beppe Severgnini bacchetta (ma in modo british) un lettore che difende il Movimento. «La protesta fine a se stessa – in mano a certi capipopolo poi! – è pericolosa e inutile. Piuttosto mettiamo gente capace al governo e controlliamo quello che fa». Cinguetta accorato anche Andrea Vianello: «Dentro al movimento dei forconi – scrive il direttore del Tg1 –  c’è un rumore cupo di cui non si capisce la provenienza che dovrebbe farci paura. E non è la disperazione». E tutti quei discorsi sulla piazza come forma sublime di democrazia, sulle adunate oceaniche alle manifestazioni organizzate dalla Cgil, dai vari movimenti antiberlusconiani come “Se non ora quando”, sulla bellezza delle manifetazioni studentesche, sulle “pantere”, sul popolo viola, sui girotondi? Dimenticateli. Qui non ci sono le bandiere rosse a garantire la bellezza dell’operazione. «Fanno paura i forconi» pure a Michele Serra perché la moltitudine «è alla mercé dei ceffi e dei mestatori che vediamo in azione in questi giorni». Più o meno quello che su La Stampa Massimo Gramellini ha scritto in maniera più caramellata: «Chissà se esiste, per l’umanità evoluta (?) del ventunesimo secolo – si chiede il giornalista nella sua rubrica quotidiana – la possibilità di esprimere l’esasperazione senza la prevaricazione e la rabbia senza la violenza vigliacca che si accanisce contro i più deboli. L’unica alternativa plausibile l’hanno offerta domenica scorsa i tre milioni di votanti delle primarie democratiche». Come a ribadire: senza sinistra non c’è democrazia.