Mi notano di più se vado o se non vado? Esplode lo psicodramma dei vip alla vigilia delle Primarie del Pd…

Tutti in fila come polli d’allevamento (direbbe  Gaber)? O tutti a fare l’albero di Natale lasciando il Partito democratico al suo destino (renziano)? A un giorno dall’apertura del grande rito collettivo delle primarie non si contano i sondaggi, le schermaglie sulla rete dei fan dei candidati e, soprattutto, le anticipazioni sul voto dei big della cultura, della musica e della finanza.

Grande assente quest’anno il cartello dell’intelligenza di sinistra che l’anno scorso fu guidato da Alfredo Reichlin a sostegno di Bersani. Silenzio assoluto da parte dei banchieri amici di largo del Nazareno. Tanti gli artisti che diserteranno i gazebo. Scrittori e giornalisti forse andranno, ma in ordine sparso e quelli che si “ammutinano” lo hanno annunciato con una certa soddisfazione perché questa sinistra li ha delusi e non vogliono «più farsi fregare». Non esiste più l’intellettuale mosca cocchiera. Non c’è traccia di Umberto Eco, tanto per fare un esempio, di sicuro Alessandro Baricco sfierà il freddo per votare Renzi. Michele Serra, che l’anno scorso votò per Bersani, è molto indeciso: alla fine voterà ma con  grande fatica. Lo ha scritto su l’Unità che non ne può più di un Pd che ha fatto di tutto per disilludere i propri elettori ma che poi «vedi quei tre in tivù, una breve rappresentazione della politica come decente fatica collettiva,  e senti vacillare la tua ferma decisione di chiamarti fuori…», se andrà sarà per votare Cuperlo. Come Serra c’è soltanto Alessandro Gassmann a farsi sedurre dalla sfida su Sky, li ha trovati tutti bravissimi anche se il suo cuore è per Civati. Non si sa cosa farà Nanni Moretti grande amico del dalemiano Gianni, forse si sta ancora interrogando se si nota di più “andare o non andare”, come il personaggio di un suo film. Anche Fabio Fazio darà il suo voto all’ultimo segretario della Fgci.  Assenti dalla partita anche i vertici del sindacato, non andranno ai gazebo Susanna Camusso e nemmeno Landini.

Non  si è fatto vedere il sostegno del mondo della finanza bianca con il cuore che batte a sinistra, che in passato si schierò per uno degli sfidanti alla segreteria democratica. Corrado Passera, Carlo De Benedetti, Alessandro Profumo votarono per Prodi nel 2005, poi per Veltroni nel 2007, ma domani non si faranno vedere. In disparte pure Giovanni Bazoli, numero uno di Intesa Sanpaolo, che lo scorso anno si schierò contro Renzi. E non certo perché – come scrive troppo benevolmente il Corriere della Sera – rappresentano mondi lontani. Basta pensare al Monte dei Paschi di Siena… Non va molto meglio con l’universo del pop e dei grandi cantautori. Ligabue, lo sanno tutti, si è stufato del Pd (lui che è stato consigliere del Pds), Franco Battiato non andrà mentre Francesco Guccini si sta ancora interrogando se il Pd è ancora il suo partito. La domanda non si pone neppure per Francesco De Gregori, sempre più affetto da orticaria al solo contatto verbale con la politica. E fa bene, magari l’astinenza potrebbe fargli tirare fuori un altro cuoco di Salò.