Legge elettorale, è derby senza fine. E sul Mattarellum pioggia di critiche

Sulla legge elettorale da parte della Camera non c’è alcuna volontà «di scippo o di competizione con il Senato». Laura Boldrini ha cercato di rassicurare Piero Grasso sull’iter della riforma. Nella missiva, la Boldrini ha informato peraltro il presidente del Senato che la commissione Affari costituzionali di Montecitorio ha incardinato le proposte di legge in materia di riforma del sistema di voto. Ora  i due presidenti delle Camere dovranno concordare quale ramo del Parlamento esaminerà la riforma in prima lettura. Sulla riforma il derby continua. È sceso in campo anche il premier Enrico Letta: «Ci sono due aspetti di cui tener conto, la legge elettorale deve evitare l’eccesso di frazionamento che ci condannerebbe all’ingovernabilità e garantire una democrazia dell’alternanza. L’obiettivo è un meccanismo maggioritario». Per Letta va preservata nella riforma «la democrazia dell’alternanza» e restituito ai cittadini il diritto di scelta. Parole che però non hanno convinto Fabio Rampelli: sulla legge elettorale ci sono «troppi rivoluzionari da operetta che stanno perdendo di vista gli obiettivi». «Occorre rammentare che qualunque riforma – ha detto – deve rispondere a questi requisiti: togliere ai partiti il potere di nomina dei parlamentari, restituendolo ai cittadini, dare maggiore autorevolezza all’esecutivo rafforzando il premier, garantire la governabilità delle istituzioni repubblicane, rendere stabili le maggioranze parlamentari con introduzione di norme che impediscano il “mercato delle vacche” con cambi di casacca dall’opposizione alla maggioranza e viceversa». Il vicecapogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia ha osservato che «al riguardo occorre rammentare che il troppo celebrato Mattarellum, se non accompagnato da elezioni primarie per la scelta dei candidati nei vari collegi elettorali, è un Porcellum mascherato che favorisce nuovamente le segreterie e le oligarchie dei partiti cui unicamente è assegnato il compito di selezionare i candidati da distribuire nei collegi buoni o meno buoni per ciascuna coalizione». Basta fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla, ha puntualizzato, «l’unica riforma possibile dev’essere quella che restituisce il potere al popolo, come prevede la democrazia. Sempre che qualcuno ancora ci creda. Elezione diretta del premier e reintroduzione delle preferenze ovvero organizzazione di elezioni primarie attraverso le quali i cittadini possano scegliere i candidati nei collegi. Il resto sarebbe “legge truffa”». Dal canto suo, Maurizio Gasparri ha sottolineato di attendere «ancora la smentita della Corte sull’incredibile notizia circolata in cui si riferiva di un voto dei membri per tornare al Mattarellum, Giuseppe Frigo spieghi il Senato a quale legge ritornerà, posto che per l’elezione a Palazzo Madama non c’è mai stato il voto di preferenza».