L’agenda di Napolitano e la concretezza del conflitto sociale. Le elezioni sullo sfondo, nonostante tutto

Giorgio Napolitano ha dettato la sua agenda. Niente elezioni anticipate; riforme istituzionali; riforma elettorale. Poi si vedrà. E quel che vedremo, semmai dovesse realizzarsi il piano del capo dello Stato, saranno le sue dimissioni nel 2015, dopo aver sciolto le Camere, a programma attuato quindi, e rimandato gli italiani a votare. Semplice, no? Ma neppure per sogno. Ed infatti, Napolitano stesso ne è consapevole tanto che, con chiarezza, sia pure coperta dalla correttezza istituzionale, ha minacciato di lasciare anzitempo il Quirinale se il programma stabilito e concordato, anche con chi adesso non fa più parte della maggioranza,  vale a dire Forza Italia, dovesse essere disatteso.

Il presidente della Repubblica, dunque, continua a svolgere le funzioni di lord protettore del governo, di un governo fragile, immobile ed indeciso che finora si è segnalato all’attenzione più per gli annunci che per le realizzazioni. E soprattutto per pasticci davvero inspiegabili come quello dell’Imu che tiene in apprensione milioni di italiani i quali, a parte il fatto che ci hanno capito poco nulla, si sono però convinti di una cosa: la tassa, in misura minore o “differente”, per così dire, la dovranno pagare, magari chiamandola in un’altra maniera. Un giochino abusato nel passato che ha portato alla dilatazione della sfiducia dei cittadini nello Stato e nella classe politica.

Quanto poi alla luce che si vedrebbe al fondo del tunnel della crisi, a tutti pare un miraggio di Letta, infatti gli indicatori economici e finanziari dicono esattamente il contrario e cioè che siamo nel pieno della recessione, come attestano il verticale crollo dei consumi perfino in questo periodo nel quale, abitualmente, lievitavano.

Gli esercizi chiudono, la disoccupazione cresce, il conflitto sociale s’infiamma. Il capo dello Stato è tutt’altro che insensibile a tali fenomeni perciò, nell’occasione in cui ha enunciato il “suo” programma appiccicandolo al governo ed al Parlamento, gli italiani si sarebbero aspettati ben altre parole che non ha ritenuto di pronunciare, lasciando sullo sfondo problematiche tanto drammatiche. Napolitano sa bene che non tutto dipende dalle riforme che, verosimilmente, peraltro, nessuna maggioranza al momento potrebbe attuare in un quadro politico così deteriorato e dominato da partiti precari, se non provvisori, alla ricerca di assetti difficili da trovare in tempo utile.

Da questo punto di vista il capo dello Stato ha buon gioco nel ritene impossibili le elezioni anticipate: chi fa la voce grossa vuol far intendere altro rispetto a ciò che crede realmente. Tuttavia se la situazione dovesse incartarsi e degenerare al punto di paralizzare (e non è improbabile) l’attività di governo e parlamento, altra strada non ci sarebbe se non quella del voto. Sempre che le forze politiche varino una legge elettorale purchessia che vada nel senso indicato dalla Corte costituzionale. Diversamente, c’è sempre il Mattarellum che, per l’eterogenesi dei fini, metterebbe d’accordo perfino Berlusconi e Grillo, con tanti saluti ai cespugli ed ai sostenitori delle piccole o larghe intese che, da quel che si vede, nessuno rimpiangerà.