La tomba di Dino Grandi abbandonata al cimitero di Bologna, simbolo di una storia consegnata all’oblio

2 Dic 2013 17:10 - di Guido Liberati

Nel bene o nel male è stato un protagonista della storia d’Italia, ma la sua tomba oggi è consegnata all’oblio. Pochi fiori secchi, una lapide crepata e ingiallita. Al cimitero di Bologna, quel che resta del ricordo di Dino Grandi, è abbandonato all’incuria. L’autore dell’ordine del giorno che, il 25 luglio 1943 decretò la caduta di Benit0 Mussolini, è finito nel dimenticatoio. Grandi, uno dei massimi esponenti del regime fascista, fu sottosegretario, ambasciatore a Londra, più volte ministro e infine presidente della Camera, ma anche protagonista centrale e decisivo nella vicenda del Gran Consiglio. Fu lui, infatti, ha presentare il documento su cui si espresse il Gran Consiglio, organismo del partito-Stato, il cui voto restituiva al sovrano Vittorio Emanuele III il comando delle Forze Armate che il re aveva ceduto, in spregio allo stesso Statuto Albertino, all’autoproclamatosi Duce degli italiani.

In un memoriale scritto a caldo nel 1944, a Lisbona dopo il processo nazi-fascista che condanno’ a morte i 19 membri del Gran Consiglio, e tenuto nel cassetto per quarant’anni, il principale artefice del pronunciamento del Gran Consiglio, riunitosi nella notte tra il 24 e il 25 luglio, che determinò la caduta del regime di Mussolini iniziato nell’ottobre 1922, ha narrato in maniera estesa la propria versione dei fatti. «Racconto i fatti come li ho visti e come li ho vissuti, nella fase risolutiva e finale», scrisse Grandi che come punto di partenza prese il 10 luglio, giorno dello sbarco delle forze militari alleate in Sicilia. Solo nel 1983 Grandi decise di rendere pubblico il memoriale: e fu un evento. Era infatti l’ultimo rilevante tassello che ancora mancava per la ricostruzione di quel momento cruciale.

Dopo il Gran Consiglio. Grandi fu quindi inviato in Spagna con l’incarico di stabilire un primo contatto con gli alleati, ma il suo tentativo fu inutile perché preceduto dalla firma dell’armistizio. L’8 settembre 1943. Subito dopo si trasferì in Sudamerica, a San Paolo del Brasile, dove trascorse gran parte della sua vita. Solo dopo i 90 anni, Grandi si era stabilito definitivamente a Bologna dove morì nel 1988.

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