La sinistra corteggia papa Bergoglio ma si sbaglia: stare con gli ultimi non significa essere liberal

Dalla fine del mondo alla copertina di Time Magazine. Papa Francesco è l’uomo dell’anno scelto dal settimanale americano, è lui, il primo pontefice non europeo a guidare la Chiesa dopo dodici secoli, a sbaragliare la concorrenza laica. Tra i motivi della scelta  la sua opposizione all’idolatria del denaro e allo «scandalo globale di un miliardo di affamati», che affascina le masse con un misto di semplicità e senso dell’humour. È la terza volta che accade: sono stati “person of the year” Giovanni Paolo II nel ’94 e Giovanni XXIII nel 1962. Secondo il direttore di Time, Nancy Gibbs, «in meno di un anno Papa Bergoglio ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica». Ma in che direzione? Sul richiamo dal forte impatto simbolico al Santo di Assisi, sulla “rivoluzione” interna al Vaticano,  la vocazione al pauperismo delle origini e la denuncia del capitalismo nessun dubbio. Quello che non convince è la corte sfrenata della sinistra (che sarebbe confermata dal grande interesse di di Barack Obama) nei confronti di Papa Francesco considerato un liberal, un moderno guardiano dei diritti umani come dimostrerebbe il dal coraggio dell’apertura ai gay, lungamente e maldestramente strumentalizzata ben oltre le parole del pontefice. Insomma Francesco sarebbe “roba loro”, quasi un’icona del sindacalismo estremo, una bandiera della Fiom, magari quella “devota” alla Chiesa. “Ma no, fatemi il piacere” è più o meno l’interpretazione di Michaele Novak, teologo dell’American Enterprise Institute che sconsiglia alla left italiana di appropriarsi del papa. Intervistato dal Corriere, spiega che l’attenzione verso i più deboli non significa essere liberal, «ma avere fede». Il teologo sconsiglia alla sinistra di tirare per la giacca papa Francesco, «è un grave errore. Sui gay come sull’aborto non si distanzia dalla dottrina. I Paesi che volevano essere marxisti, dalla Russia all’India, hanno scelto l’economia di mercato. I liberal puntano sui valori tentando di impossessarsi dei temi della nostra fede». Ma sbaglianom guardino altrove e scelgano un’altra icona, ne guadagnerebbero in coerenza e serietà.