La sinistra con il “tic” del Ventennio. Ma non funziona più, neppure per giustificare le “strette intese”

Il vizietto della sinistra è prendersela sempre con un ventennio. Lo faceva negli anni Settanta quando, per coprire i “compagni” che sbagliavano o le manifestazioni violente, tiravano fuori la scusa dell’antifascismo militante, il fantasma di un altro ventennio, quello fascista, che si aggirava minaccioso nei sotterranei. E la pregiudiziale antifascista le serviva per mantenere centri di potere, costruire una ragnatela territoriale, tenere le mani su determinati settori della società. Oggi – fatte le dovute differenze – si ripete il giochetto. Per giustificare una politica zoppa, priva di idee forti e incapace di colpire la fantasia dell’elettorato, ci si aggrappa alla critica di un altro ventennio, quello berlusconiano. Ed Enrico Letta – nel suo intervento in aula – preso dall’ansia di giustificare l’esistenza di un governo di strette intese, non ha resistito alla tentazione e ha risolto il tutto parlando della necessità di archiviare un «ventennio sprecato». Una mancanza di rispetto, quella del premier, non solo nei confronti di chi ora sta all’opposizione, ma soprattutto nei confronti dei suoi alleati fondamentali (i parlamentari e i ministri del Nuovo Centrodestra di Alfano) che di quel «ventennio» sono stati protagonisti. Tra l’altro, nelle parole di Letta c’è anche uno stravolgimento della realtà visto che in quel «ventennio sprecato» il centrosinistra è stato al governo più volte e sono state le esperienze più disastrose che l’Italia abbia avuto (basti pensare alla tragicommedia di Prodi a Palazzo Chigi). Per non parlare poi della lunga parentesi di Monti (il cui arrivo fu salutato con i brindisi in piazza del Pd) che ha letteralmente tolto l’ossigeno agli italiani. Letta poi fa finta di dimenticare che i governi del centrodestra hanno dovuto affrontare una crisi economica che ha fatto a pezzi la stragrande maggioranza dei Paesi, nonché una serie di emergenze, riuscendo sempre a uscirne a testa alta.  Errori ne sono stati fatti, ma alcuni risultati sono indiscutibili, dall’aumento delle pensioni minime per oltre 2 milioni di anziani nel 2001 al calo del debito pubblico di ben 45 miliardi nel 2004, dalla gestione del drammatico post-terremoto in Abruzzo fino ai riconosciuti successi nella lotta all’evasione fiscale registrati nel triennio 2008-2010». Ma non solo. Con i governi del Cavaliere la pressione fiscale stava diminuendo, con Monti e Letta ha fatto un balzo in avanti di tre punti percentuali. Gli italiani sanno benissimo chi ringraziare per la ritrovata povertà e il movimento dei forconi in questi giorni lo sta dicendo con molta chiarezza nelle piazze di tutta Italia. Ed è difficile cavarsela con il trucco del «ventennio».