La sinistra adesso si accorge dell’anomalia del grillismo. Ma Bersani e Letta che si facevano umiliare come mai non lo capivano?

12 Dic 2013 11:30 - di Gennaro Malgieri

Li hanno coccolato,  blandito, corteggiato. Si sono fatti umiliare in diretta streaming. Hanno accettato tutto da lui soltanto perché incassava il frutto degli errori di un’intera classe politica e della sinistra in particolare. Ci volevano fare un governo (e che governo sarebbe venuto fuori soltanto adesso è evidente per qualcuno di loro), ma sono stati messi alla porta in malo modo. Adesso si svegliano dal loro sonno dogmatico. E la personalità più autorevole con cui si erano confrontati li addita davanti al Parlamento come guastatori che mettono a repentaglio la corretta dialettica democratica, debordanti nella volgarità e negli insulti che spacciano come proposte politiche. Finalmente Enrico Letta, abbandonando il suo consueto aplomb, ha detto con quasi nove mesi di ritardo quello che avrebbe dovuto dire subito, insieme con il segretario del suo partito, Pier Luigi Bersani, a Grillo e ai suoi folcloristici, inguardabili adepti “onorevoli” che continuano a recitare una parte finta. Le carnevalate dalle quali si abbandonano hanno stufato. E siamo quasi tutti d’accordo (tranne loro, ovviamente). Ma chi li ha fatti crescere, chi ha appeso i propri destini politici alle loro mattane, chi si è adeguato più d’una volta senza battere ciglio alle mattane che dentro e fuori il Palazzo ha messo in scena secondo un copione che i telegiornali rilanciano ogni sera, invece di mettere la sordina alle sconcezze che dal web del capocomico quotidianamente (e a ritmo incessante) vengono vomitate? La sinistra, il Pd in particolare che finora non ha trovato il modo di fare un minimo di autocritica rispetto al suo acquiescente atteggiamento tenuto dopo le elezioni; acquiescente fino a sposarne alcune battaglie, a cavalcarne le stesse proteste e finendo per apparire come un’appendice del grillismo.

Letta ha detto molto, ma non tutto. E, comunque, per disinnescare questa mina che non è populista (ma lo studino il populismo una volta per tutte i politici di laurea muniti almeno per capire quali sono gli elementi costitutivi e come nasce, prima di demonizzarlo demagogicamente: lo si può avversare, non c’è dubbio, ma bisogna conoscerlo), bensì semplicemente “casinista” e punta a sovvertire tutte le regole civili, non soltanto quelle che presiedono allo svolgimento di una corretta dialettica democratica, occorre che nessuno flirti  con i grillini, sia pure tatticamente. Tantomeno il centrodestra al quale, se potesse, la compagnia di giro del comico ligure farebbe un mazzo così. E se non gli è bastato quel che i suddetti compagni hanno fatto a Berlusconi, menando per primi le danze sulla decadenza e producendo un effetto di emulazione da parte di un Pd debole ed imbelle, ci pensino mille volte prima di trescare con loro in vista di una qualche manovra che, andando in porto, finirebbe per innalzare sugli scudi Grillo, qualora dovesse riuscire, e gettare nella polvere gli occasionali compagni di sventura.

Con chi si impossessa degli strumenti che le istituzioni mettono generosamente a diposizione di chiunque per usarli in maniera a dir poco impropria, non c’è e non deve esserci dialogo alcuno. Del resto i grillini non lo cercano: vogliono semplicemente divorare le prede che così voluttuosamente gli si offrono. E, giacché ci siamo, lo imparino anche i giornalisti che pure ci sono andati a nozze con il fenomeno Grillo. Prima venivano dileggiati sulle pubbliche piazze; oggi alcuni di loro si trovano additati al pubblico ludibrio, messi alla gogna, sputtanati con argomentazioni risibili che trovano poi la cassa di risonanza in qualche giornale “amico” del movimento. Non tutti i giornalisti, dobbiamo pur dirlo, hanno ottenuto ed ottengono la solidarietà dei colleghi, ma soltanto quelli che appartengono ad alcune parrocchie politiche e culturali: agli altri, nella migliore delle ipotesi, si riserva indifferenza.

Letta, dunque, si è svegliato. Speriamo che qualcuno non si addormenti. Comunque, resta per inteso, che Grillo si batte soltanto con la buona politica. Ma dove si trova, chi la fa?

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