La miracolosa ricetta anti-crisi di Renzi? L’ha scritta un economista bocciato all’esame da professore…

Se il buongiorno si vede dal mattino, per Matteo Renzi non è di certo un inizio sfavillante. Inciampa, scivola, fa i primi dietro front: più che un segretario all’insegna di “ora si cambia davvero”, è il segretario del grande bluff.Lo testimonia la sua posizione sull’articolo sull’articolo 18:  prima lo definisce un “grande totem ideologico attorno al quale danzano i soliti addetti ai lavori che non si preoccupano dei problemi concreti” poi, dopo i mugugni della sinistra del Pd, rottama se stesso e precisa che  la priorità del Pd non  è il depotenziamento dell’articolo 18 ma “creare lavoro” in sé, con norme che semplifichino le assunzioni e i centri per l’impiego e misure come l’indennità di disoccupazione. Lo conferma la “leggerezza” della sua squadra, quella che appunto dovrebbe dare i contenuti alla politica economica del Pd. Lui che puntava sul merito a pochi giorni dalla presentazione della sua segreteria deve fare già i conti con le prime magre figure. Come quella, tanto per fare un esempio, di Marianna Madia che fresca di nomina a responsabile del lavoro alla sua prima uscita ha scambiato Zanonato per Giovannini. In sostanza, (anche se lei smentisce) ha sbagliato portone e si sarebbe fatta ricevere dal ministro dello Sviluppo Economico anziché da quello del Lavoro. Una gaffe che le è costata cara e per quale è stata spernacchiata da tutto il web e che ha costretto Repubblica a una difesa d’ufficio («può capire a tutti di sbagliare palazzo»).  “Imbarazzante” anche un altro caso. Filippo Taddei, l’uomo simbolo del nuovo corso voluto da Renzi, il responsabile economico del Pd, scelto in quota Pippo Civati con studi economici in Italia, incarico negli Usa e poi ritorno in Italia ha un neo: non ha passato l’esame per diventare professore associato. Il candidato, per la commissione esaminatrice del Miur, non ha abbastanza pubblicazioni, condizione necessaria per il ruolo. «Alla luce dei criteri stabiliti dalla Commissione, le pubblicazioni scientifiche e i titoli non sono sufficienti per l’abilitazione in politica economica», si legge sul sito del ministero. «Il candidato Taddei Filippo non supera lacondizione sufficiente. Presenta una sola pubblicazione di Fascia A in un anno. La valutazione media è insufficiente». Una pecca che anche per il diretto interessato è alquanto “imbarazzante”: «Dicano un po’ quello che gli pare. Io non ribatto, non polemizzo. La commissione è sovrana. Punto». Intervistato da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, Taddei ammette di non avere le carte in regola per ricoprire quel ruolo anche se era tutt’altro che proibitivo: su 417 candidati  i promossi  sono stati quasi 300. «Negli Stati Uniti il sistema è diverso, qui da noi ci sono altre regole e io, con disciplina ho cercato di adeguarmi. Ma è andata come è andata, e sono io il primo a dire che, purtroppo, è andata male». Poi però si spazientisce e di fronte a un semplice “Lei pensa che…” replica piccato: «Senta, abbia pazienza: non è che però  ora posso mettermi a spiegare il mio valore. Piuttosto indaghi lei, e chieda un giro, se ha tempo e voglia, chi sono io, i lavori che ho fatto, accerti quanto sono conosciuto tra i macroeconomisti…».  E già, anche nel nuovo corso cambia tutto per non cambiare nulla. Lo stantìo “Lei non sa chi sono io…», fa sempre comodo. Chissà cosa ne pensa Renzi.