La “leggina” per evitare al Cav di finire in galera? Non c’è ma alla sinistra fa comodo creare lo scandalo

Basta poco. Basta un articolo, un’indiscrezione, una voce di corridoio e il gioco è fatto. Berlusconi  è ancora in campo nonostante la decadenza? Costruiamo un nuovo scandalo, sempre con le stesse tecniche: non vuole andare in galera e quindi si costruisce le leggi per farla franca. E subito c’è chi fa da megafono. Stavolta il megafono si chiama Donatella Ferranti ed è presidente Pd della Commissione Giustizia della Camera. Ha l’onore di un’intervista a Repubblica e quindi non spreca l’occasione per assaporare il piacere della notorietà: «L’epoca delle leggi ad personam è finita e Berlusconi si può scordare una “leggina” per lui». Ma cos’è accaduto per far suonare le trombe? Niente, solo un “pettegolezzo politico” sull’ipotesi di un emendamentoper evitare l’arresto di chi ha più di 75 anni.

Immediata arriva la risposta di Renato Brunetta. «Ormai il gioco è chiaro. Non appena si profila la possibilità che Berlusconi possa concorrere con altri, soprattutto se politicamente distanti, per indirizzare un qualche cambiamento a questo sgangherato Paese, scatta l’offensiva mediatico-giudiziaria per spaccare il possibile fronte di accordo e polarizzare il conflitto», afferma ricordando che «succede dal 1994, è successo in estate con le larghe intese e la decadenza, e succede oggi. Non appena si è profilata la possibilità di un dialogo tra le opposizioni e il Pd per una legge elettorale bipolare e maggioritaria, immediatamente si inventa la questione del fantomatico emendamento sul divieto di carcere per gli ultrasettantacinquenni. Come se non si sapesse che quel divieto esiste già». Secondo Brunetta, questa «è esattamente la stessa tecnica della strategia della tensione degli anni ’70 e ’80: terrorizzare per stabilizzare e impedire il cambiamento. Sono cambiati i metodi, ma lo schema è lo stesso. Siamo passati dalla strategia della tensione alla strategia dell’inquisizione».