In Italia c’è ancora chi ha paura dell’Uomo Nero che si nasconde ovunque, nei libri e nei forconi

«Non puoi». Da culla della civiltà l’Italia si è trasformata nella terra dei divieti imposti dal “politicamente corretto”, le cui regole sono decise da gruppi di potere che escono sempre più allo scoperto. «Non puoi» fare nulla che non piaccia o non faccia comodo alla sinistra, altrimenti vieni criminalizzato, messo all’indice, mediaticamente fucilato. «Possono protestare» i No-Tav, come hanno fatto per anni, perché comunque sono di sinistra, hanno le bandiere rosse e quindi la loro voce va ascoltata. E pazienza se scivolano in lanci di molotov o se mettono a ferro e fuoco le città. «Possono protestare» i centri sociali, spesso gomito a gomito con i No-Tav, perché sono “compagni” e quindi non fanno nulla di male, che saranno mai le vetrine frantumate, i cassonetti bruciati e qualche camionetta dei carabinieri data alle fiamme di fronte alla rivoluzione che avanza? «Possono occupare intere palazzine» sempre i disobbedienti, guai però se lo fa un gruppo di destra, lì occorre sgomberare. «Possono bloccare» la circolazione dei treni i manifestanti più accesi, basta che appartengano alle fasce – sia pure estreme – di un sindacato rosso qualsiasi. «Non puoi» invece scendere in piazza col tricolore altrimenti ti danno del “fascista”, la tua voce non viene ascoltata, sei una “minoranza” – come ha detto Letta – che non rappresenta il Paese. Ed è stato questo l’errore della politica (anzi, di una certa politica) che ha sottovalutato il movimento dei Forconi che invece, inizialmente, era un moto spontaneo di disagio. Un movimento criminalizzato subito, etichettato come pericoloso pur nella consapevolezza che gli episodi di violenza sono iniziati quando nelle manifestazioni si sono infiltrati i centri sociali e gli immigrati clandestini. Ma in Italia «non puoi» nemmeno dire la verità sulla tragedia delle foibe perché altrimenti subisci la contestazione della sinistra (ne sono state vittime persino due personaggi della stessa sinistra, come Cristicchi per il suo spettacolo teatrale e Leo Gullotta per la fiction “Il cuore nel pozzo”). «Non puoi» riscrivere alcune pagine negative della storia partigiana, altrimenti sei un revisionista “venduto” al padrone (come accaduto a Pansa dopo la pubblicazione del “Sangue dei vinti”). «Non puoi» essere il più grande storico contemporaneo se del fascismo non scrivi le cose che vuole la sinistra, altrimenti rischi l’oblio (come accaduto a Renzo De Felice). Paradosso dei paradossi, «non puoi» nemmeno intitolare una strada a un giovane di destra ucciso dagli estremisti rossi, altrimenti – tanto per non cambiare – sei un nostalgico “fascista” e c’è sempre qualcuno che fa a pezzi la targa, in nome dell’antifascismo militante. In Italia c’è ancora chi ha paura dell’Uomo Nero e continua ad alzare inutili steccati. Senza capire che il vero rischio per il Paese è solo l’oscurità del pensiero.