Il trionfo di “X Factor”: stravince sul reality “buonista” di Raiuno che piace alla Boldrini

Quella di ieri sera è stata la cronaca di una vittoria annunciata: bookmakers e fan fiduciosi lo avevano dato, a ragione, per favorito già all’inizio delle fasi finali del talent show musicale, e così è andata: Michele (al secolo Michele Bravi), della squadra di Morgan, si è aggiudicato la settima edizione italiana di X Factor. Secondi sono arrivati a sorpresa gli Ape Escape, che potevano contare su una agguerrita Simona Ventura. Terza Violetta, a lungo data per superfavorita, consolata in finale da Mika, e quarta Aba, il cui giudice era invece Elio. Tutti protagonisti comunque dell’edizione dei record che – Sky non perde occasione per ricordarlo – ha sancito il successo dell’alchemica mistura di ascolti tv e interazione social: una ricetta innovativa quanto vincente per un canale a pagamento che, nella scelta della messa in onda in chiaro della serata finale del talent su Cielo, canale del digitale terrestre, (oltre che sul canale pay SkyUno), ha scatenato echi, non ancora sopiti, di cinguettii entusiasti e hashtag polemici da parte di abbonati e non al canale satellitare di Murdoch, uniti eccezionalmente dalla possibilità di godersi la finalissima in diretta dal Forum di Assago. Una platea composita che, più che dall’ecumenismo mediatico e dall’interdisciplinarietà dei mezzi di comunciazione di massa, è stata riunita forse da una campagna acquisiti di nuovi abbonamenti, rigorosamente a pagamento. Una sorta di investimento sul futuro promosso dalla pay tv e giustificato dai risultati ottenuti dalla settima edizione del talent, la terza sotto l’egida di Sky, che ha registrato una media di 850.000 spettatori per puntata che, su una platea di meno di cinque milioni di abbonati Sky, rappresenta un risultato più che ragguardevole. E ieri sera l’evento ha addirittura battuto, come share (quasi tre milioni di spettatori) la rete ammiraglia, Rai Uno, che proponeva il docu-reality che piace alla Boldrini, “Mission”.

Ma ciò che più conta, al di là dei record d’ascolti e connessioni. Al di là dell’agone canoro, di pronostici, di vincitori e di vinti, di quello a cui si è assistito ieri in diretta tv, e di quello che – ancor di più – continua a succedere online il giorno dopo la serata conclusiva del programma, è qualcosa che esula dal “fattore x” del talento. Dall’algoritmo scandito dalle polemiche televisive e dall’equazione proporzionale tra meriti e risultati: ossia, il clamore e riscontri che ruotano attorno alla trasmissione televisiva e che acquisiscono, di edizione in edizione, le proporzioni sociologiche di “variabile impazzita”. Una cifra astratta ma generosa, che può essere quantificata in termini percentuali come un successo sempre crescente (tradotto nel linguaggio dell’Auditel in un +17% rispetto allo scorso anno, +27% rispetto a due anni fa), e non quantificabile completamente se è vero che, nei dati dell’ascolto, non rientrano le cifre riferibili a SkyGo e all’on demand, due opzioni di fruibilità tv molto in voga tra gli abbonati. Cifre a cui andrebbero peraltro sommati tutti i passaggi in replica del live durante la settimana. Per non parlare dell’altro punto di forza su cui tutti gli addetti ai lavori del programma hanno puntato: la Rete. Ogni giovedì, allora, siti e social network intestati al programma esondavano di hashtag e “applausi virtuali”, che andavano ad associarsi alla marea di voti arrivata dall’inizio del programma molto twittato, molto seguito, molto televotato. Una sorta di fenomeno paragonabile a quello della gara musicale entrata nella storia della televisione italiana, Il Musichiere con Mario Riva, o quello dei quiz di Mike Bongiorno che nei lontani anni Sessanta radunavano folle di spettatori al bar di quartiere dotato di tubo catodico, o in casa dell’amico abbiente già sedotto dall’acquisto del piccolo schermo. Insomma, Michele ha vinto X Factor, ma X Factor ha vinto la concorrenza mediatica, entrando a suo modo nell’olimpo dei titoli più seguiti. Almeno per ora.