Il presepe di Montecitorio senza bue e asinello: l’ultima trovata del “politicamente corretto”

È stato costruito dai ragazzi del carcere minorile di Nisida il presepe che da oggi è allestito all’ingresso principale di Montecitorio. Inaugurato con una breve cerimonia a cui hanno partecipato la presidente della Camera Laura Boldrini e il cappellano della Camera monsignor Lorenzo Leuzzi, il presepe registra l’assenza di qualsiasi animale, compresi il bue e l’asinello. Solo due paperelle fanno eccezione. La scelta è stata giustificata con la sensibilità animalista dei giovani “artigiani” che hanno realizzato la rappresentazione della natività. Una spiegazione dal sapore politicamente corretto, che suona davvero troppo semplicistica per una materia che è stata anche trattata in un saggio di papa Ratzinger. La rivelazione a suo modo choc arrivò lo scorso anno, con la pubblicazione di L’infanzia di Gesù. Lì Benedetto XVI, Vangeli alla mano, spiegò che il bue e l’asinello nella stalla non c’erano e aggiunse anche che i pastori non cantavano. «La mangiatoia fa pensare agli animali, perché è lì che essi si cibano. Ma il Vangelo non parla in questo caso di animali», ha scritto Ratzinger. Dunque, se proprio si vuole dare una lettura al presepe allestito oggi alla Camera, bisogna dire che più che al politicamente corretto guarda al filologicamente corretto. Ma c’è un “però”: però lo stesso Ratzinger, più avanti nel libro, ha spiegato che «la meditazione guidata dalla fede, leggendo l’Antico e il Nuovo Testamento collegati tra loro, ha ben presto colmato questa lacuna, rinviando ad Isaia 1,3: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”». Per il papa emerito, dunque, «nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all’asino». Anche perché, secondo la tradizione, il primo presepe fu allestito a Greccio da San Francesco. Bue, asinello e altri animali presenti.