Il ciclone Matteo conquista le regioni rosse. Non esistono più i compagni di una volta…

Se Bersani può consolarsi con il plebiscito ottenuto nella sua Bettola, Matteo Renzi ha stravinto ovunque. A leggere i dati capoluogo per capoluogo, gazebo per gazebo, a due giorni dalla vittoria emerge che il ciclone Matteo si è abbattuto soprattutto sulle zone rosse, tradizionalmente fedeli alla linea storica della segreteria. Anche in Liguria le sorprese non mancano: Renzi si abbatte sulla Spezia. Alla chiusura dello spoglio, il risultato in suo favore è andato oltre ogni previsione: nelle 78 sezioni della provincia hanno votato per Renzi 11mila 144 spezzini (il 63 per cento). Cuperlo si è fermato a 3.845, appena il 22 per cento. Altri tempi quando Bersani conquistava alle primarie del 2012 il 60 per cento. Colpisce la conquista dei quartieri rossi: il Favaro, Ruffino, il Canaletto e via dicendo in tutta la provincia. In tutte le regioni rosse il sindaco potenzia il risultato già buono di un anno fa, soprattutto in Emilia e Marche e si aggiudica il 70 per cento dei votanti mentre al Sud si attesta al 60 per cento.

Rispetto a un anno fa nella “sua” Toscana, Emilia Romagna e Marche ha guadagnato 30 punti  rispetto alle primarie del 2012 un dato che deve far riflettere l’establishment bersaniano-dalemiano anche sulla crisi del modello politico emiliano: Cuperlo ha ottenuto risultati inferiori alle aspettative ma anche al trend positivo dimostrato dalle elezioni provinciali nei circoli. Evidentemente il popolo delle primarie è molto distante dai diktat del Nazareno e si lascia volentieri sedurre dal nuovo, dal linguaggio della rottamazione e della leggerezza, anzi della “semplicità” come recita una delle parole chiave della campagna elettorale renziana. Rinnovamento o riedizione centrista targata da un giovane quarantenne che negli anni d’oro della prima repubblica andava a braccetto con Ciriaco De Mita?