Il 31 dicembre “spegni” Re Giorgio: il boicottaggio avanza dal palazzo alla Rete

Cenone di fine anno all’insegna del tam-tam “spegni il Presidente”, con televisori rigorosamente spenti e senza ascoltare neanche una parola del discorso di fine anno. L’idea di boicottare il tradizionale appuntamento a reti unificate nasce dall’esasperazione, piace e si diffonde dai palazzi della politica al popolo della rete, che sta cominciando a fare “proselitismo”. L’iniziativa è partita da Giuseppe Moles, ex deputato di Forza Italia che la spiega come «una forma di dissenso spontaneo, libero, democratico e pacifico nei confronti del presidente Napolitano». Un Capo dello Stato che anche oggi è intervenuto pesantemente nel dibattito politico “graziando” Letta, togliendo le castagne dal fuoco al governo e benedicendo il Milleproroghe. La vicenda rocambolesca del decreto “salva Roma”  e del successivo decreto omnibus è emblematica: il Presidente se la prende con le Camere e i partiti, mentre  è chiaro a tutti che il vero problema è un governo pasticcione del quale Napolitano cerca in ogni occasione di giustificare le figuracce . «Quindi il 31 dicembre scegliamo di non ascoltare il messaggio di fine anno e scegliamo di appendere il tricolore alle nostre finestre e ai nostri balconi», invoca Moles. Ma non è solo. Il coordinatore di Fdi Guido Crosetto si chiede come possa il Presidente della Repubblica «non rendersi conto che non esiste nemmeno la linea del governo, che è ormai diventato la sommatoria di politiche slegate tra di loro che ogni ministro porta avanti singolarmente per tutelare se stesso». Gli italiani nelle condizioni in cui stanno e in attesa di altre stangate annunciate dovrebbero ancora una volta bere la favoletta della ripresa economica nel 2014? Molti sono i parlamentari azzurri ad appoggiare l’idea del boicottaggio video di Re Giorgio. Spiega il deputato Maurizio Bianconi: «Qualcosa bisogna fare. Infatti lo valuto Napolitano il primo responsabile dei nostri disastri e a questo punto anche una specie di usurpatore. Aveva detto che stava lì solo se avesse resistito il governo di larghe intese, il governo è fallito e lui rimane li, secondo la migliore tradizione della sinistra d’antan». Anche uno come Daniele Capezzone che ha votato Napolitano ben due volte, non sospettabile di pregiudizi, come tiene a precisare, sostiene l’iniziativa considerando «francamente abnorme, che si dia ormai per scontato il fatto che il Capo dello Stato detti quotidianamente la linea (quasi fosse il Capo dell’Esecutivo, o il leader di una maggioranza parlamentare, o un Presidente eletto direttamente dai cittadini sul modello francese o americano) sui temi della politica economica, della politica estera, delle riforme istituzionali». «Ormai il Capo dello Stato fa e disfà le cose a suo piacimento», dice il senatore di Forza Italia Augusto Minzolini. «La verità è che Napolitano è sempre più un Monarca e sempre meno il Presidente di una Repubblica che a tutt’oggi si definisce parlamentare». Di conseguenza, con rispetto, spegnerà anche lui la tv: «Il suo, quello che reciterà a reti unificate la sera del 31 dicembre, sarà il solito esercizio di retorica di parte con qualche spruzzatina di ipocrisia». Boicottaggio video