I senatori a vita facciano un bel gesto, se ne vadano. A cominciare da Renzo Piano

Toh, chi si rivede, eccoli spuntare all’orizzonte. Sono i senatori a vita, simboli di spreco che nella gente provocano solo indignazione, specie nel momento in cui tutti sono chiamati a tirare la cinghia. L’antipolitica, anche quella più becera, è riuscita a spazzare via tutto,  a delegittimare le istituzioni ma sulla cresta dell’onda restano sempre loro, come mostri sacri, di volta in volta tirati fuori dal cilindro o spuntati come le sorprese-regalo dalle uova pasquali. Non se ne può parlar male, non possono essere criticati, è come dire una bestemmia. Ed è accaduto anche ora, perché alcuni parlamentari hanno posto la questione delle nuove nomine, che andrebbero quantomeno valutate. Niente, loro resistono a qualsiasi onda. Durante il governo Prodi, erano presenti in aula anche in pessime condizioni di salute, pur di dare fiducia al Professore bolognese (soccorso rosso). E giù un mare di polemiche. Poi è stata la volta di Mario Monti, nominato senatore a vita pochi minuti prima d’essere indicato premier dopo il golpe istituzionale contro Berlusconi. Un premio per aver accettato di salvare l’Italia (e sappiamo tutti come l’ha salvata). Nel momento più delicato di questa legislatura, arriva un’altra piccola ondata di nomine, utili a dare l’aiutino al vacillante governo Letta. Altre polemiche. Ma quel che colpisce di più è la loro condotta: in aula non ci sono quasi mai, tranne nel momento della “fucilazione” di Berlusconi. Secondo alcuni calcoli, Elena Cattaneo, la più assidua, ha preso parte a 115 votazioni, pari al 18,28% del totale. Carlo Rubbia ha votato solo cinque volte, per una percentuale dello 0,79%. Renzo Piano non ha mai votato: zero presenze in occasione dei 629 voti a cui avrebbe potuto partecipare. Poi è comparso all’improvviso, è andato in aula solo per il voto sulla decadenza di Berlusconi, una condotta che Maurizio Gasparri ha definito «spregevole». Subito dopo, infatti, dal grande senatore a vita si sono perse le tracce, essendo entrato nel guinness dei primati come recordman di assenteismo. Quando c’è da sparare sul Cavaliere, quindi, sono tutti pronti a dare il massimo, persino il loro prezioso tempo. Eppure erano stati presentati come super partes, persone di livello tanto alto da non poter essere recintati in una gabbia politica. Guarda caso, però, dopo le polemiche Renzo Piano ha semplicemente detto: «Sono abituato a essere attaccato dai costruttori cui non piace il mio lavoro. Essere attaccato da Bondi e Gasparri è sublime. Pura beatitudine». Questo sarebbe un senatore a vita. Meglio voltare pagina.