I leader dei forconi: «Con i teppisti e gli eversivi non abbiamo nulla a che fare»

Parlano i leader dei forconi: «I veri Forconi si trovano in Sicilia dove la protesta in questo momento è pacifica. Purtroppo la nostra sigla viene associata a gruppi di teppisti ed eversivi con i quali non c’entriamo nulla. Ci dissociamo a gran voce dalla violenza in atto in altre parti del Paese», ha detto il leader storico dei Forconi, Mariano Ferro. «Condividiamo in pieno le parole del ministro Alfano quando parla di ali estreme nel movimento e di violenti, facendo così una distinzione netta con chi invece sta in piazza e protesta in modo pacifico e con una piattaforma di rivendicazioni ben precisa». Ferro sta guidando la protesta in atto in alcune zone della Sicilia, dove non si registrano disagi e con i manifestanti che si limitano a volantinaggi. «Abbiamo accolto con piacere le parole di Berlusconi che vuol farsi mediatore delle nostre istanze, anche perché nessun altro leader politico ha aperto bocca, lui invece ha avuto la sensibilità di farlo – ha proseguito -. A Berlusconi però chiediamo se davvero vuole darci una mano, ci dia spazio nelle sue televisioni. Ci consenta di esporre le nostre tesi in un talk show e non in uno-due minuti di interviste». Il ritorno dei Forconi negli ultimi giorni ha visto protagonista Danilo Calvani. In nove mesi ha messo in piedi un movimento di protesta che, da nord a sud, sta scuotendo l’Italia. Calvani, 51 anni, contadino da Pontinia, in provincia di Latina, è fiero del lavoro fatto: «Tutto è iniziato il 16 marzo scorso – spiega – nella cella frigorifera della mia azienda, tra amici. Lì abbiamo deciso che non si poteva sopportare oltre». Il leader del “Coordinamento 9 dicembre” è cresciuto in una famiglia di agricoltori, «che mi ha trasmesso i valori della terra», nell’agro-pontino bonificato durante il fascismo. In quelle terre vive con la compagna e quattro figli. «Ho studiato ragioneria – racconta – ma ho lasciato l’anno prima del diploma e mi sono dedicato a coltivare ortaggi». Nel suo passato nessuna tessera di partito né di sindacato. «Da giovane – sottolinea – ho votato Dc e Psi, poi mi sono pentito perché sono finiti tutti in galera. Negli ultimi anni ho votato solo in due occasioni, una volta per Forza Italia e una volta per i Verdi. Nel 2010 ho partecipato all’occupazione dell’Inps a Latina, abbiamo fatto una lista civica, mi sono candidato sindaco ma ho raccolto un pugno di voti». Dopo un lungo tour per l’Italia, il 6 ottobre scorso, sempre nella cella frigorifera di Pontinia, è nato il “Coordinamento 9 dicembre”. «All’inizio – aggiunge – abbiamo messo insieme gruppi che non dialogavano tra loro. Comitati di categorie delusi dai sindacati, di cittadini e di principi. Erano un centinaio, ora aumentano con una tale frequenza che non riesco più a contarli. È una rivoluzione – precisa – che è partita dalle donne, sono state le prime a volerla. Ci vogliono far passare per violenti, estremisti, mafiosi, fascisti. Non è così. È il popolo arrabbiato e desolato che è sceso in piazza. Gli estremisti non hanno nulla a che vedere con noi anche se la nostra protesta comprende tutte le idee». Il Coordinamento 9 dicembre è al lavoro, di intesa con le questure, per organizzare una grande manifestazione la prossima settimana a Roma. «La nostra – ha urlato nella piazza di Genova – è legittima difesa. Questi parassiti se ne devono andare. Hanno violentato la Costituzione, stanno uccidendo la Repubblica e distruggendo le famiglie». Tanti applausi quando ha lanciato il coro “a casa, a casa”. Calvani poi si è tolto qualche sassolino: «Mi accusano di aver detto che ci vuole un militare al potere – ha protestato – mentre avevo dichiarato di fidarmi solo delle forze dell’ordine». Dopo un’ora di comizio, ha lasciato Genova destinazione Torino, in Jaguar, facendo storcere il naso a qualcuno nella piazza.