I gay in congedo matrimoniale: l’ultima trovata è dell’Università di Bologna

C’è un sistema infallibile per finire sui giornali e diventare protagonisti della cronaca, magari finendo sotto i riflettori con una bella foto a tutta pagina sulla carta stampata: basta prendere una qualsiasi iniziativa che riguardi i gay o parlarne ed è cosa fatta. Nelle ultime settimane è un fiume di notizie, una corsa a mettersi in mostra, chi vuole i registri per le coppie omosessuali, chi si dice d’accordo sulle adozioni, chi – come Barilla – prima dichiara di non fare per l’azienda la pubblicità con una “famiglia gay” e poi fa retromarcia, chiede scusa e viene perdonato e chi, come il sindaco Marino, s’inventa le illuminazioni natalizie arcobaleno, simbolo dell’orgoglio omosessuale. Ora è il turno dell’Ateneo di Bologna che ha autorizzato un congedo matrimoniale di due settimane a un tecnico specializzato, sposato all’estero col compagno. Lo scrive il quotidiano Repubblica. Chi ha parlato con la coppia, assicura che tutto è avvenuto secondo una procedura lineare, senza ostacoli o veti. La prassi è abbastanza diffusa tra aziende private, ma in questo caso si tratta di un ente pubblico. Immediate le reazioni, con la Cgil che brinda alla grande conquista: «Una buona notizia», secondo il sindacato della Camusso, che cerca di tirare l’acqua al proprio mulino ascrivendo a proprio merito gli accordi, definiti difficili, «con le aziende private per riconoscere ai lavoratori i diritti, anche in rapporto alla loro condizione». Vera Lamonica, segretario nazionale Cgil, a margine di un convegno organizzato dal sindacato a Bologna, batte le mani alla mossa dell’Università di Bologna e sottolinea che «bisogna andare avanti su questa strada creando un quadro di diritti che elimini ogni discriminazione, qualunque sia l’etnia, il genere, l’orientamento sessuale. Una democrazia – afferma – oggi si misura anche su questo. L’Italia dal punto di vista del riconoscimento dei diritti civili è assolutamente indietro. È auspicabile che il Paese si metta al passo col resto delle realtà europee, anche se non ci sono grandi segnali». Guai a dirsi contrario, si corre il rischio di essere impallinato (dal politicamente corretto della sinistra, paladina del pensiero unico).