I forconi “de destra” e i media “de sinistra”… E la jaguar diventa peggio dell’auto blu

Ma è peggio la jaguar o l’auto blu? L’auto costosa (ma usata) di uno dei portavoce del movimento dei Forconi o il simbolo dell’odiata casta dei politici? A guardare i giornali odierni sembrerebbe che la jaguar su cui è stato “pizzicato” Danilo Calvani, il cinquantunenne agricoltore di Pontinia (provincia della “sospetta” Littoria) sia un po’ lo spillone che sgonfia la montatura della rabbia popolare contro i politici da mandare a casa. Questi ultimi vanno a spasso a spese del contribuente e quelli che li vogliono mandare via esibiscono i simboli del lusso così distanti dalla frugalità operaia e “de sinistra”.

E su Calvani si sono buttate subito le testate “nemiche” dei Forconi. Per l’Unità è già diventato “il fascista che arringa i disperati”. Per Il Fatto è un reazionario che aspira a “zappare la terra”. Se ne fa un ritratto caricaturale in cui il Calvani mischia saggezza popolare e risentimento anti-tasse. Massimo Gramellini su La Stampa ha decretato che il danno d’immagine dell’arruffapopolo affacciato al finestrino di una jaguar è ormai incalcolabile. I Forconi sono debellati, insomma. E non gli è parso vero, ai media, di trovare il Forcone numero uno, Calvani, in odore di fascismo e così ingenuo (o rozzo) da farsi vedere in jaguar.

Non che i dubbi su questa protesta non siano legittimi e così le domande che tutti si stanno ponendo: chi c’è dietro? Chi li manovra? Chi li paga?Sono vere le infiltrazioni denunciate dal Viminale? Riusciranno i Forconi a tenere distanti gli scalmanati dei centri sociali e certe frange neofasciste in cerca di legittimazione? E quanto può essere nocivo un ribellismo rabbioso privo di obiettivi strategici concreti? E come ci si raccapezza in questo puzzle di cortei senza un unico leader riconosciuto e riconoscibile? E dare l’idea di un paese sotto l’effetto Grecia è davvero così patriottico, così “tricolore” come le bandiere sventolate dai cittadini in piazza? Interrogativi legittimi, mentre non lo è la demonizzazione di tutta la protesta, così come del resto appare sbrigativo accorparla frettolosamente sotto il segno della destra solo perché dietro non ci sono i sindacati e i soliti coordinamenti studenteschi.

Alla fine, il percorso più sicuro è sempre quello di chiedersi “a chi giova?”. E vediamolo, a chi giova. Sicuramente non ha giovato a Matteo Renzi, almeno a livello di immagine, visto che la protesta ha oscurato la sua marcia trionfale sulle ceneri della sinistra. Avrebbe potuto giovare a Berlusconi e alla sua critica alle “strette intese” se i facinorosi non avessero cominciato qua e là a menare le mani, facendo battere in ritirata il leader di Forza Italia (avrebbe dovuto incontrare i capi, sono stati ricevuti invece da Daniela Santanchè). Infine, diciamolo, questa piazza confusa ma resistente giova moltissimo al governo Letta, che – non potendo tracciare una divaricazione netta tra destra e sinistra secondo la logica amico-nemico – ha pensato bene di dividere il campo in due: populisti cattivi (tra cui i “forconisti”) contro europeisti buoni. E Angelino Alfano, che è anche il gran timoniere del Viminale, potrà mettere alla prova il volto del centrodestra legalitario che vuole incarnare in difesa dei commercianti che non vogliono abbassare le serrande per forza. I Forconi non possono più permettersi errori. I caschi giù dei poliziotti sono ormai di due giorni fa. In poche ore, sta cambiando tutto.