Forconi, la Meloni ad Alfano: «Mollate le poltrone e ascoltate la voce della piazza»

«Mi rivolgo ad Alfano e a tutti coloro che ieri sostenevano Monti e che oggi sono al governo con Letta ma che pure dicono di ritrovarsi nei valori del centrodestra: abbiate il coraggio di mollare le poltrone e di schierarvi in maniera chiara con il popolo che in queste ore scende in piazza». Parla forte e chiaro la presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni commentando il dilagare in tutta Italia della protesta dei Froconi. C’è il rischio tangibile di sbagliare lettura, di confondere la rabbia frustrata di tanti lavoratori e tante famiglie con le dinamiche violente degli antagonisti in servizio permanente effettivo. «Non parlo dei violenti di professione, dei figli di papà nullafacenti e black bloc coi passamontagna che hanno provato a infiltrarsi in questa mobilitazione solo per creare tensione. Mi riferisco invece – prosegue la Meloni – al popolo che ama l’Italia e il proprio lavoro e che quotidianamente dona un po’ di sé per la crescita della nostra terra. Produttori, trasportatori, imprenditori, pescatori, agricoltori: è a loro che va la nostra totale solidarietà e il nostro sostegno. Fratelli d’Italia è al fianco di questi uomini e queste donne che protestano perché strozzati dall’aumento delle tasse, dell’Iva, delle accise sulla benzina e soffocati dalle disastrose politiche economiche dei governi tecnici e di sinistra. In nome del rigore e dell’austerità hanno messo in ginocchio l’Italia: è arrivato il tempo di ascoltare il grido di chi non si arrende alla crisi e non accetta l’indifferenza come risposta. Su questo – conclude – il centrodestra deve rispondere in maniera compatta e parlare con un’unica voce».

Sarebbe un grave errore politico che il governo, in particolare con il ministro Alfano, «affronti il problema delle proteste di questi giorni come se fosse solo una questione di ordine pubblico e in termini di potenziale repressione», aggiunge Daniele Capezzone (Fi), Presidente della Commissione Finanze della Camera: «Umiltà e sensibilità impongono delle serie riflessioni sui motivi che hanno indotto, e inducono, in un periodo di forte crisi economica, categorie così diverse  a protestare contro una politica recessiva. Tranne pochi violenti il resto dei manifestanti sono invece piccoli imprenditori, artigiani e agricoltori, autotrasportatori, che possono contare solo sul loro lavoro senza alcun paracadute sociale né le coperture delle grandi sigle sindacali». Poco prima, Silvio Berlusconi aveva fatto sapere di volere ascoltare, domani, gli autotrasportatori. Diversa la risposta politica del governo, arrivata dopo che il ministro dell’Interno Alfano, al termine del vertice al Viminale era stato molte netto e poco dialogante ribadendo la linea di sempre: «Non faremo mettere a ferro e fuoco le città».