Fa tappa a Roma lo spettacolo di Cristicchi sull’esodo istriano: “Ho dato voce al dolore dei profughi”

Arriva a Roma martedì – alla Sala Umberto – il monologo teatrale di Simone Cristicchi “Magazzino 18”, che rievoca la dolorosa pagina dell’esodo istriano. Il racconto parte da un luogo “simbolo”: il Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Il protagonista, ideale “Virgilio” per gli spettatori, è un umile archivista romano, spaesato e ignorante, che viene inviato dal Ministero degli Interni a Trieste, per fare l’inventario di questa enorme catasta di masserizie abbandonate e stipate alla rinfusa. Oggetti marchiati da nomi e numeri, che raccontano la tragedia di un popolo sradicato dalla propria terra. Sedie, armadi, specchiere, cassapanche, attrezzi da lavoro, libri, ritratti, quaderni di scuola, fotografie in bianco e nero. Oggetti che sembrano essere in attesa di un fantasma che li venga a prendere, perché capaci di evocare direttamente la persona cui sono appartenuti. Il giovane protagonista ne riporta alla luce la vita che vi si nasconde, scoprendone gradualmente l’esistenza, narrando in maniera cruda e schietta una delle vicende meno raccontate della storia d’Italia. Cambiando registri vocali, costumi e atmosfere musicali, Simone Cristicchi si trasforma dando vita ad ogni singolo personaggio: l’esule da Pola, il bambino di un campo profughi, la donna “rimasta” che scelse di non partire, il monfalconese che decide di andare in Jugoslavia, il prigioniero del lager comunista di Goli Otok.

Uno spettacolo che suscita grandi emozioni e notevoli polemiche (la tappa croata dello show di Cristicchi è stata accolta dalle contestazioni del Partito socialista dei lavoratori e da un atto di teppismo politico: tagliate le gomme del Tir che trasportava gli allestimenti di scena). In vista dell’appuntamento romano Cristicchi spiega al Messaggero: “Metto al centro il dolore di comunità di cui troviamo traccia in quasi ogni città italiana. A Trieste, e nelle altre città del Nordest, in cui è arrivata la tournée, sono stato travolto dall’emozione che accomuna diverse generazioni. I profughi, costretti ad abbandonare le proprie case dopo la cessione dei territori alla Jugoslavia di Tito, hanno pagato il prezzo più alto nel periodo postbellico”. Una pagina che deve diventare memoria condivisa, afferma Cristicchi, nonostante le “sacche di resistenza” che si manifestano su “fronti politici estremi, tanto a destra quanto a sinistra”. “Ma – conclude – è giunto il tempo di costruire una visione comune. Il vero j’accuse dello spettacolo è nei confronti dell’Italia. Si critica la colpevole damnatio memoriae di Stato sulla vicenda”.