Emergenza rom, spuntano anche le “bande familiari”. Furti nelle case e nelle aziende

I carabinieri hanno arrestato dieci persone e denunciato altre sette nell’ambito di una vasta operazione contro i furti nelle aziende nell’area del pordenonese. Le indagini, durate molti mesi, hanno permesso di sgominare una banda di cittadini romeni che facevano i pendolari col loro Paese e che, quando si trovavano in Italia, alloggiavano in un campo nomadi a Milano. Nei numerosi raid notturni, i malviventi hanno messo a segno una quarantina di colpi, per una refurtiva di alcune centinaia di migliaia di euro, in gran parte recuperata. L’attività criminale si svolgeva in tutto il Nord Italia, tra Lombardia, Friuli e Veneto. Appena messi a segno i furti, i ladri rientravano nella notte nel capoluogo lombardo, mentre alcuni complici portavano all’estero la refurtiva.

Ma non solo. Giovani donne, a volte minori, a volte incinte, per mettere a segno furti in appartamenti del Nord Italia. Era il modus operandi di una banda “familiare” di rom croati arrestati a Bologna. I tre – la madre e due figli – contavano su una rete di collaboratrici sparsi nel Paese e si muovevano con un camper. Sono stati collegati alla banda almeno dieci furti tra Bologna, Trieste, Modena, Parma e Reggio Emilia. La Polizia ha recuperato beni per un valore di oltre 80mila euro e 22mila euro in contanti. I tre rom facevano agire donne giovani anche al fine di impietosire le forze dell’ordine in caso di fermo. La banda non risparmiava pressioni psicologiche, insulti e in alcuni casi violenze per tenere sotto controllo la “rete”. Le indagini della Questura di Trieste sono state avviate nello scorso agosto, quando la Polizia ha colto in flagrante i responsabili di un furto e, dopo il rilascio, ha avviato un’attività di pedinamento per scoprire l’eventuale regia criminosa. La banda aveva contatti con altre organizzazioni simili a Torino e Roma e in Germania, Francia e Spagna.