E per Matteo Renzi, il giorno dopo, la parola più abusata sui giornali è “trionfo”

Il giorno dopo una vittoria tonda tonda e di proporzioni inaspettate sui giornali la parola più “abusata” per presentare il nuovo segretario del Pd è “trionfo”, a cominciare dal titolo del Corriere che recita “Il trionfo di Renzi, adesso tocca a noi”. E con non certo sorprendente sintonia anche Repubblica decreta: “Il trionfo di Renzi: cambio subito il Pd”. Dunque l’espressione “vittoria” sembrava troppo poco celebrativa per l’uomo politico del momento, troppo banale, da soppiantare con quell’altra parola, “trionfo”, che dilaga dall’Unità al Fatto. E gli editorialisti sono più o meno tutti d’accordo nel sostenere che sulle spalle di Renzi si affollano ora troppi oneri e troppe responsabilità.

Antonio Polito sul Corriere sottolinea che il nuovo leader della sinistra non ha molto tempo: “Fino a ieri la sua forza è consistita nell’essere all’opposizione di tutto: del passato, della nomenklatura, dell’establishment. da stamattina è invece il capo del maggior partito di governo, chiamato a realizzare, e presto, le cose tanto predicate”. Ezio Mauro su Repubblica incorona Renzi quale leader del cambiamento: la sinistra, scrive, deve finalmente “trovare il modo di connettersi a questa voglia di partecipare dei cittadini  che sperano in un cambiamento e lo pretendono”. Pietro Spataro sull’Unità usa toni lirici e chiude il suo editoriale su Renzi citando Lucio Dalla: “Perché il penisero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare…”. Sicuramente più originale il titolo del Tempo: “Un Dc si mangia i comunisti”. Chiosa il direttore Gian Marco Chiocci: “Dopo Togliatti, Berlinguer, D’Alema, Veltroni e Bersani  gli ex comunisti hanno il loro primo segretario democristiano”. Il Messaggero, infine, raccoglie i consigli di Prodi per il vincitore: salvaguardare l’unità del partito. E c’è da giurarci che i vecchi a rischio rottamazione faranno tutti ricorso a questa stessa parola magica: unità, unità e ancora unità.