È morta Rossana Podestà, regina del “peplum” e della commedia erotica. Lasciò il cinema per Walter Bonatti

Si è spenta a Roma a 79 anni, l’attrice Rossana Podestà, uno dei volti più noti del nostro cinema degli anni Cinquanta, nata a Tripoli nel 1934. Appena sedicenne venne scoperta dal regista Léonid Mogu durante l’allestimento del cast per il film Domani è un altro giorno: sarà questo l’inizio di una carriera durante la quale girerà una sessantina di pellicole, sia in Italia che all’estero. Bella e dotata di una prorompente fisicità divenne una ragazza-copertina contesa negli Anni ’60. All’inizio della carriera posò per numerose riviste, ma negli anni Sessanta decise di dedicarsi completamente al cinema approfittando dell’ondata del cosiddetto “Neorealismo rosa”. Risalgono a quell’epoca film come Guardie e ladri di Steno e Mario Monicelli (1951), Gli angeli del quartiere di Carlo Borghesio (1952), Le ragazze di San Frediano di Valerio Zurlini (1954). Ma sono questi anche i tempi in cui il cinema italiano scopre il “peplum”, i film d’ambientazione storico-mitologica. Al boom delle produzioni corrisponde una forte richiesta e la poco più che ventenne Rossana si ritrova in tunica, gioielli e boccoli nei “sandaloni” made in Italy. Venne scelta da Robert Wise per il ruolo di Elena di Troia (per la quale erano state considerate dive molto quotate, come la Taylor e Ava Gardner). Restò vincolata ai ruoli storico-mitologici tanto che qualche anno dopo ebbe a dire: «Proprio il film che mi lanciò nel mondo, Elena di Troia, è stato il mio sbaglio. Sono seguite parti in cui era il corpo a contare, non la capacità attoriale». Sposò successivamente il produttore e regista Marco Vicario che la scritturò nei suoi film, permettendole di interpretare personaggi differenti e di misurarsi anche con autori come Robert Aldrich. Bella e avvenente, fu protagonista negli anni Settanta di commedie erotiche (Paolo il caldo) e verso la metà del decennio successivo, dopo aver conosciuto quello che sarà il suo compagno per trent’anni, l’alpinista Walter Bonatti scomparso nel 2011, decise per amore di ritirarsi definitivamente dal cinema. I due si trasferirono in provincia di Sondrio dove lui, bergamasco di nascita e presto monzese d’adozione, aveva deciso di vivere. Insieme avevano girato il mondo, nei viaggi che lui poi aveva raccontato nei suoi reportage giornalistici. Dopo la morte di Bonatti, Rossana Podestà si era impegnata a tenerne viva la memoria. Prima con un libro – Una vita libera  – e recentemente col docu-film realizzato con la regista lecchese Paola Nessi.