Dal default a città degli scrittori: così Detroit reinventa il suo futuro

Da capitale mondiale dell’auto a città degli scrittori. Detroit cerca una nuova vita, dopo il default che l’ha resa la prima città nella storia americana a dichiarare fallimento. Il tema della bancarotta dei municipi è quanto mai di strettissima attualità anche in Italia, dove il pasticcio del decreto Salva Roma – approvato, ritirato e poi “riciclato” nel Milleproroghe – ha fatto trattenere il fiato alla Capitale, che ormai sembra destinata a vivere il rischio fallimento come una nuova, sgradita tradizione. E se Roma difficilmente si può paragonare ad altre realtà nazionali ed estere – per il fatto che è la Capitale, ma anche per la sua complessità e per il valore simbolico che riveste – la storia di Detroit può forse essere paradigmatica per gli altri enti locali che vivono sul filo del dissesto. La città americana ha dichiarato la bancarotta a metà luglio, per un debito di 18 miliardi di dollari. A causa della crisi, nel giro di pochi anni da colosso dell’industria si è trasformata in capofila della disoccupazione, che è arrivata a un tasso del 20%. Nell’ultimo anno, anno e mezzo ha dovuto tagliare tutto: dai lampioni in strada, metà dei quali sono stati spenti, ai dipendenti pubblici, fino alla sicurezza, tanto che di recente è stato calcolato che da una chiamata urgente alla polizia all’intervento degli agenti passano 58 minuti. In queste condizioni non stupisce che la popolazione si sia ridotta da 2 milioni di persone a 700mila unità, con interi quartieri totalmente abbandonati. Ma proprio da questa desolazione è nata l’idea che potrebbe rappresentare il volano del rilancio. Un’idea creativa in tutti i sensi, di cui dà notizia il Corriere della Sera di oggi. «Offresi residenza per scrittori. Così rinasce la ex città dell’auto», è il titolo del servizio, in cui si racconta di come lo scrittore Toby Barlow, auto del romanzo horror Sharp teeth, abbia lanciato un appello ai suoi colleghi a trasferirsi nella città del Michigan, dove lui stesso si è stabilito lasciando New York. In cambio i nuovi cittadini avranno una casa gratis con l’unico impegno di restarci per almeno due anni e lavorare lì. Piccolissimo impegno, poi, per la ristrutturazione: al massimo gli scrittori, i poeti e i giornalisti che otterranno la residenza saranno chiamati a dare una mano di vernice o a fare piccoli lavori di manutenzione, mentre la rimessa in sesto vera e propria, che va dai tetti alle tubature, sarà affrontata grazie a una iniziativa di raccolta fondi online, quel crowdfunding che proprio quest’anno ha conosciuto il suo boom in ogni parte del mondo e nei più disparati settori. Il programma di chiama “Write-a-house” e per candidarsi basta mandare una lettera e un esempio del proprio lavoro, sulla cui base saranno selezionati i futuri residenti di tre case chiamate Mela, Bocciolo e Pesca. In una giornata dal lancio del “bando” sono arrivate 200 candidature e una nuova visibilità per la città che, se non può cancellare il default e le sue conseguenze, può almeno trasmettere una nuova immagine e, soprattutto, una promettente visione per il futuro.