Dai Marò a Cesare Battisti: la Bonino ha fallito su tutta la linea. Ne prenda atto…

Era il simbolo della politica al femminile, candidata persino alla presidenza della Repubblica, «ci vuole una donna al Quirinale», «con lei si aprirebbe una nuova stagione». Ma alla prova dei fatti, quando avrebbe dovuto dimostrare di essere “diversa” dagli altri, più combattiva, più decisionista, è stata risucchiata dal galateo istituzionale e ha fallito. Nessuna “rivoluzione”, Emma Bonino, da ministro, ha mostrato tutti i suoi limiti. Erano tre i punti cruciali su cui era chiamata a dare il tutto per tutto: la vicenda dei Marò, la vergogna del caso Battisti e l’arresto dei tifosi laziali. A conti fatti è stata in perfetta continuità con il governo Monti, con l’Italia alla finestra, a subire sberleffi e diktat. Sui Marò abbiamo da tempo oltrepassato la soglia del ridicolo: alla mobilitazione della gente comune – che sul web ha sostituito la propria immagine con la foto dei nostri due militari, urlando la propria rabbia – e ai cortei zeppi di persone indignate non ha fatto eco nemmeno un’iniziativa reale da parte della Bonino. Fatto sta che nulla è cambiato. Su Battisti, che ora scorazza per il Brasile con tanto di documento ufficiale, nemmeno una parola, una qualsiasi frase per ridare dignità al nostro Paese. Eppure si tratta di un ex terrorista, condannato in contumacia all’ergastolo con sentenze passate in giudicato per aver commesso quattro omicidi in concorso, durante gli anni di piombo. Per finire, la figuraccia sul caso dei tifosi laziali. «Letta mandi la Bonino a prendere Battisti in Brasile, in India per riportare a casa i nostri Marò e i nostri ragazzi dalla Polonia, oppure la mandi a casa perché oggi il ministero degli Esteri non esiste. Siamo sbertucciati persino dai celerini polacchi…», ha affermato Massimo Corsaro. Basta un attimo di riflessione per capirlo: in questo modo l’Italia ha perso una grossa fetta di credibilità nel contesto internazionale. Perché sono queste le vicende che ci fanno davvero perdere la faccia, checché ne dica la sinistra.