Contro Renzi il “berlusconiano”, Cuperlo evoca Nanni Moretti: il Pd tornerà a fare la sinistra

A quattro giorni dalle primarie, Gianni Cuperlo si gioca il tutto per tutto, compresa una carta che piacerebbe al Nanni Moretti di Aprile, quello che incitava: «D’Alema, dì una cosa di sinistra». Il Pd deve «tornare a fare la sinistra», ha detto il candidato “di struttura”, nel corso del videoforum dell’Unità.it. «Non è possibile andare in continuità con una storia che penso vada chiusa a destra, ma anche da noi», ha aggiunto, mentre svolgeva un ragionamento su Matteo Renzi. Cuperlo si è guardato dal dire espressamente che il sindaco di Firenze è un Berlusconi in erba, come molti sostengono. Ha anzi chiarito che «io non lo associo al berlusconismo», salvo poi usare argomenti più sottili per collocare l’avversario interno esattamente sullo stesso terreno dell’ex premier. «Ho detto che l’impianto culturale e politico che propone, alcune sue idee per uscire dalla crisi – ha precisato Cuperlo – mi sembrano in sostanziale continuità col ventennio che abbiamo alle spalle. Anzi, dirò meglio: con il modello di società e di economia che è stato egemone negli ultimi trent’anni in Italia e nel mondo. Era il modello della destra liberista, ma la sinistra gli è stata per molti versi subalterna». Cuperlo, che i sondaggi danno ultimo tra i tre candidati, in questo scampolo finale di campagna per le primarie cerca dunque riscatto giocandosi la carta della rottura. Presentando Renzi come il vecchio, come l’espressione di una cultura con cui chiudere, punta a presentare se stesso come il nuovo, ma ci aggiunge il richiamo all’identità, alle «radici» come viatico per la vittoria elettorale e, quindi, per il governo del Paese. «Domenica non è in discussione solo la scelta di un nome: non possiamo ridurre tutto a questo o a un battutismo perché il problema – ha detto – è se battiamo la destra, non se facciamo bene le battute e questo lo fai se riscopri le tue radici».  «L’idea che è tutto fondato su un capo carismatico che detta i compiti e sugli amministratori e i gruppi parlamentari non mi convince, voglio un Pd rigenerato nelle sue cellule», ha detto, rivolgendo più d’una frecciatina anche a Enrico Letta. «Non risolvi tutto con le primarie o con una lunga telefonata tra premier e sindaco di Firenze che chiama il premier e si mettono d’accordo», ha spiegato durante il videoforum, mentre era stato nel corso di Agorà che aveva sottolineato che «l’economia deve essere gestita dalla politica, questo è un governo politico». «Enrico Letta – ha proseguito – era il vicesegretario del mio partito. Il problema riguarda le scelte economiche di questo governo. Saccomanni può tranquillamente restare a fare il mestiere che fa, il tema sono le scelte che fa il governo».