Botte, minacce e furti: così gli scafisti vessavano gli immigrati salvati al largo di Crotone

Minacce, maltrattamenti e il furto dei pochi soldi di cui erano in possesso. È quanto hanno subito da parte degli scafisti i 142 immigrati soccorsi lunedì al largo di Crotone, dopo che per 36 ore erano rimasti bloccati su un gommone in balia del mare mosso. A riferirlo agli agenti della Squadra mobile di Crotone sono stati gli stessi immigrati grazie alle cui dichiarazioni è stato possibile individuare tutti e quattro gli scafisti. L’ultimo, Emad Abdalla, egiziano di 32 anni, è stato individuato e fermato oggi. L’uomo è accusato di essere stato il timoniere ed è stato bloccato nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove si era confuso con gli altri immigrati. Le vittime hanno riferito agli investigatori che era stato proprio Abdalla a comunicare, con un telefono satellitare, le coordinate geografiche del barcone in avaria per attivare i soccorsi. Ma a colpire è soprattutto la crudeltà con cui questi disperati sono stati trattati. Molti hanno riferito di calci, pugni e percosse con l’impugnatura di un coltello. Altri hanno raccontato di come, nelle ore della paura, mentre le onde e il vento squassavano il barcone, gli scafisti minacciassero di gettare in mare una bambina di tre anni e il padre, “colpevole” di non essere capace di farla smettere di vomitare. Non solo: gli immigrati sono stati costretti a organizzarsi in turni per svuotare il barcone dell’acqua che si accumulava a causa del mare mosso. E per chi non ci stava erano botte. Dalle indagini è emerso, tra l’altro, che il barcone era salpato il 25 novembre da una località imprecisata dell’Egitto. I migranti, inoltre, per effettuare il viaggio fino all’Italia, avevano pagato agli scafisti una somma variante tra i 2.800 e i 4mila euro, ai quali poi si sono aggiunti i pochi soldi che avevano con loro e di cui sono stati derubati durante il viaggio.