Berlusconi: «Non andrò in esilio come Craxi, mi sentirei colpevole con gli elettori»

«Ho letto le prime trenta pagine di questo libro, leggerò le altre quando sarò in galera». Due casi analoghi ma con risvolti diversi. Due casi analoghi di persecuzione giudiziaria, due epiloghi diversi. È Silvio Berlusconi a presentare il libro di Nicolò Amato Bettino Craxi dunque colpevole. «Siamo in un quadro drammatico – spiega il leader di Forza Italia – perché l’Italia non è una democrazia. C’è un ordine dello Stato composto da funzionari a cui è stato conferito il potere di togliere la libertà che si è trasformato in contropotere dello Stato capace di sovrastare gli altri poteri dello Stato: quello legislativo e quello esecutivo». E, continua il Cavaliere, da quando sono in Parlamento non si è mai potuta approvare una legge che non fosse gradita alla magistratura. E ancora: c’è un «accordo Pd-giudici per assassinarmi. Questa magistratura si è data la missione che deriva da un assioma molto semplice. Il popolo ha diritto di avere la democrazia ma solo quando c’è al governo un partito di sinistra», altrimenti «il compito della magistratura è quello di percorrere la via giudiziaria al socialismo contro il capitalismo borghese». Al suo fianco c’è Stefania Craxi che per l’occasione gli ha anche regalato un’opera d’arte dal titolo L’Italia che piange realizzata da un artista tunisino. «Capisco Craxi – dice ancora il Cavaliere – e comprendo la sua nobiltà di comportamento nei tempi dell’esilio. La sua è stata una grande infamia, un esilio di dolore e indignazione che anche io ho provato quando sono stato colpito da sentenze ingiuste. Anch’io il primo agosto ho perso il sonno e non sono uscito da casa per più di un mese». Per Berlusconi è ingiusto parlare di “esilio dorato” per Craxi, che è stato invece di “dolore profondo”. Ma lui, comunque, ci tiene a sottolineare che mai e poi mai andrà in esilio «per evitare la carcerazione». «Sono disposto – dice – a continuare la lotta perché non solo non darei una fine decorosa alla mia avventura umana ma sarei anche colpevole nei confronti di coloro che mi hanno dato il voto. Penso di avere la possibilità di convincere i nostri concittadini che abbiamo ancora molte chance di cambiare la situazione e di fare del nostro Paese un paese civile e democratico». E poi l’appello: «Gli italiani devono ancora imparare a votare» per questo il centrodestra deve chiedere di «votare compatti per Forza Italia». Altrimenti, «continueremo a essere un povero Paese dove i colpi di Stato sono sempre possibili». Infine la stoccata finale: «Questo paese non ha imparato a votare quindi è ingovernabile e tale sarà ancora soprattutto se viene fatta una legge proporzionale. Ci sono possibilità di un governo di larghe intese e difficilmente potrà essere tra Fi e Pd ma sarà un accordo tra Pd e M5S. Ovvero: giustizialismo che si somma a ingiustizialismo».