Belen incorona il “bello” delle primarie: «Renzi mi piace per i suoi occhi azzurri». Ma lui li ha scuri…

Specchio delle mie brame, chi è il più bello delle primarie? Metti Belen Rodriguez che di politica non sa nulla, metti due buontemponi come Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, che hanno la presa in giro nel sangue, metti Un giorno da pecora, il talk show radiofonico più esilarante nel mettere insieme mondi lontanissimi (memorabile fu un tu per tu tra il mago Otelma e Ignazio Marino) e anche le primarie del Pd diventano uno sballo. Come demolire, comicamente parlando, un appuntamento non proprio secondario della politica italiana. In studio c’è anche la Puppato ad assistere tra il divertito e l’imbarazzato al Belen-pensiero su questo appuntamento del Pd. La prima domanda è di tipo estetico: «Signora Belen chi è più bello tra i tre candidati del Pd»? Lei senza esitare: «Matteo Renzi, il suo accento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari». Mistero. Il sindaco di Firenze non ha gli occhi chiari, li ha scuri. Cuperlo e Civati li hanno cerulei. Chi avrà inteso incoronare, veramente, Belen come “sirenetto” delle primarie? Renzi? Ma anche no. Domanda: «Allora, lei lo voterebbe Renzi?». Belen si schermisce: «Non saprei. Poi non posso votare, non sono cittadina italiana». Pronta la Puppato, rivolta ai due conduttori: «Guardate, mi sembra propio che gli stranieri possano votare per le primarie», precisa. Giubilo in sala: «Ha sentito signora Belen, puo votare!». Presa in trappola la show girl argentina si schermisce: «Non mi mettete in difficoltà non ho idea». E non volendo dice una cosa giusta: «È una cosa seria, mi devo informare». Risate generali. Tutto quanto fa spettacolo. Meglio passare al calcio. Ma anche qui Belen non sembra avere le idee chiare: confonde il trittico Cuperlo, Civati e Renzi così come il suo tifo va alla triade Napoli, Inter e Lazio. «Perché vi giocano molti argentini», spiega. Stavolta gli argentini ci sono in tutte e tre le squadre. Ma gli «occhi azzurri di Renzi» rischiano di rimanere a eterna memoria la cosa più notevole di queste tristi primarie. Si ride, ma è anche un po’ desolante.