Anche nella “evoluta” Toscana si muore nelle fabbriche fuori legge. Il mea culpa del governatore Pd Rossi

Sette cinesi morti nella fabbrica-dormitorio di Prato. Nella rossa Toscana e pseudo-patria dei diritti, i nuovi schiavi immigrati muoiono come in una qualsiasi Chinatonw. Qui, dove prolifera il lavoro nero, vengono disattese le norme più elementari sulla sicurezza. Il governatore Enrico Rossi ha parlato di «un dramma enorme. Dove eravamo tutti noi? C’è stata disattenzione da parte di tutti. Anche dalla sinistra. Abbiamo capito troppo tardi, accumulato troppi ritardi». Ma i mea culpa postumi di una sinistra che si limita a fare proclami demagogici su accoglienza e integrazione non bastano a cancellare l’orrore di una tragedia che poteva essere sicuramente evitata. Le condizioni inumane di lavoro e di sfruttamento per migliaia di cinesi che lavorano nel settore tessile di Prato sono arcinote a tutti. E questa storia conferma che di lavoro nero si muore anche nella “evoluta” Toscana. I sette lavoratori cinesi morti dormivano, mangiavano (nei cosiddetti “loculi”)  all’interno del capannone. Il labirinto inestricabile di ditte del “Macrolotto 1” (come viene chiamato l’insediamento industriale), per lo più a conduzione cinese e con mano d’opera cinese, sorge alla periferia sud della città. Le aziende orientali a Prato, secondo la stima della Camera di Commercio locale, sono circa cinquemila. Lì al “Macrolotto 1” vivevano i sette operai morti all’interno di un’azienda  gestita da cittadini cinesi. È domenica mattina, erano pressoché le sette quando è scoppiata la miccia. Non è un’acciaieria dove l’altoforno non si spegne mai e si lavora a turni. Ma loro si stavano preparando a una nuova giornata di lavoro, nel “pronto moda” dove al piano terreno sono stoccate migliaia di abiti da confezionare e inviare ai negozi. Dieci le persone presenti, secondo le testimonianze di chi si è salvato. Una stufetta accesa per scaldarsi – che ha provocato un corto circuito – oppure un mozzicone di sigaretta spento male. Le indagini dovranno chiarire le cause. E il fuoco è divampato. Uno di loro era in pigiama, corrono verso le scale nella speranza di riuscire a raggiungere la porta al piano di sotto. Ma il soppalco ha ceduto, li troveranno sotto le macerie. È stato un ex carabiniere a dare l’allarme. Due uomini sono riusciti a uscire e sono stati ricoverati all’ospedale Nuovo di Prato per intossicazione da monossido. La procura di Prato ora si appresta ad aprire un fascicolo per il reato di omicidio colposo plurimo. Nelle prossime ore il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, dopo aver acquisito le relazioni e gli atti dell’inchiesta da parte degli operatori di polizia e vigili del Fuoco, iscriverà l’ipotesi di reato e gli eventuali indagati. Intorno, nella landa desolata di capannoni nei quali, suddivisi a settori nello stesso fabbricato, hanno sede migliaia di ditte cinesi, in molte si è continuato a lavorare, quasi come nulla fosse accaduto.