Alla fine Cuperlo ci ripensa e accetta la presidenza del Pd. Ma non rinuncia a fare il capocorrente

Cuperlo ha deciso di dire sì al ruolo di presidente del Pd dopo il forte pressing della sua area, in particolare dei “Giovani Turchi”, ad accettare l’incarico. E nella mattinata di venerdì , a quanto si apprende, lo ha comunicato a Renzi. Cuperlo, inizialmente contrario a ricoprire un ruolo considerato di garanzia, avrebbe però chiarito, anche tra i suoi, che accetta l’incarico senza rinunciare, però, al coordinamento dell’area. L’elezione di Cuperlo avverrà domenica all’Assemblea del Pd che proclamerà Renzi segretario.

Resta da vedere come farà Cuperlo a conciliare il ruolo di “garanzia” con quello di capocorrente. Misteri democratici. Ma la politica, si sa, è l’arte del possibile. Bisognerà comunque  vedere chi “garantirà” effettivamente il presidente in pectore del Pd. Scontato il fatto che un’uscita dagli organi dirigenti da da parte dei cuperliani avrebbe creato una spaccatura virtuale del partito (che né Cuperlo né Renzi hanno interesse ad alimentare), l’assunzione dell’incarico da parte dell’ex sfidante del leader, può rappresentare anche un freno alla possibile deriva “carismatica” del partito di largo del Nazareno. La forte personalità di Renzi e l’ondata del consenso che lo ha catapultato al vertice del Pd potrebbe rivelarsi in prospettiva un fattore di conflitto per una formazione politica dalle mille anime in cerca di forza e di visibilità. Bisognerà insomma vedere che affetto avrà il leader “decisonista” in un partito abituato alla  figura del leader “mediatore”.

Il primo a complimentarsi per la decisione  di Cuperlo è il bersaniano Alfredo D’Attorre. «È una scelta – evidenzia – che nella maniera più corretta e limpida indica la volontà di collaborare con il nuovo segretario nella distinzione dei ruoli, delle idee e delle posizioni”. Anche Ettore Rosato, deputato Pd e coordinatore di Areadem, esprime il suo plauso in un tweet: «Un’ottima notizia la decisione di Gianni Cuperlo di essere il Presidente del Pd. Un partito unito è un partito ancora più forte».