Alfano diventa “no-logo”. Il (freddo) simbolo del suo Ncd prepara il discount della politica

Non so a voi ma a me il simbolo del neonato partito di Angelino Alfano non piace proprio. Non è che non sia elegante. È che non trasmette emozioni. È politicamente freddo. La scritta in campo bianco e blu NC D (Nuovo CentroDestra, con la “D” un po’ staccata quasi a tenerla a distanza) non esercita alcun richiamo identitario. Non rimanda a passioni né appare in grado di sprigionare l’orgoglio di un’appartenenza. Così com’è disegnato potrebbe andar bene – chessò – ad un canale della tv cèca oppure ad una marca di efficientissimi frullatori made in Deutschland. Qui da noi, invece, la potremmo tutt’al più trovare sui moduli assicurativi delle constatazioni amichevoli di tamponamento stradale come acronimo di iNCiDente. In realtà, quello presentato ieri dal vicepresidente del Consiglio, più che un simbolo tradizionale è una sigla, una semplice denominazione. Andando a memoria non mi riesce di ricordare analoga scelta da parte di un altro partito importante come quello guidato da Alfano. Persino Mario Monti, che pure non sprizza sangre caliente, si preoccupò di aggiungere uno svolazzo tricolore alla sua super-sobria “Scelta Civica”. Ma non dobbiamo caricare di eccessive colpe l’ex-delfino. I partiti, si sa, risentono del mutare dei tempi.
Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica coincise con la scomparsa graduale di simboli carichi di storia che avevano scandito e guidato la nazione lungo i tornanti più insidiosi della sua complessa e tormentata storia: dalla Resistenza al referendum istituzionale, dalla crisi italo-jugoslava sul destino di Trieste alla lotta al terrorismo fino allo stragismo mafioso. Nella temperie bipolare del dopo-Tangentopoli, la lotta politica ha invece mutuato i comportamenti dello sport. Le elezioni sono diventate vere e proprie gare. Chi vince governa, chi perde s’arrangia. Non è casuale che ad esercitare l’egemonia in questa fase sia stata Forza Italia, che già nel nome riecheggia più un gagliardo slogan da stadio che un’idea o un progetto politico. Ma non è che ad altri sia andata meglio. A “Falce e Martello” e Scudocrociato, sono stati preferiti simboli a base di nomi, animali e frutta. Querce, ulivi, asinelli, elefantini. Persino la Fiamma missina fu irriverentemente ridotta a bonsai nel logo di Alleanza Nazionale.
Non ci sarà dunque da stupirsi più di tanto se qualcuno arriverà a scorgere nel simbolo (in realtà una sigla) del partito di Alfano l’alba di una nuova stagione, quella dei partiti che pensano esclusivamente a definire il proprio posizionamento e non anche a dotarsi di un carta d’identità capace di evocare un progetto o un’idea-forza. È una prospettiva che può piacere oppure no, ma che risulta certamente funzionale ad una concezione da supermarket della politica oggi molto in voga a destra come a sinistra e che consente all’elettore di trovare sugli scaffali dello stesso schieramento tutto ed il suo esatto contrario, l’offerta del governo e quella dell’opposizione, il nord ed il sud, il partito personale e l’apparato. Ce n’é, insomma, per tutti i gusti.
La politica-supermarket è probabilmente la coda della Seconda Repubblica, l’estremo omaggio ad un bipolarismo muscolare dove per i partiti conta solo trovarsi sullo mensola giusta al momento giusto, anche se ora persino questa granitica certezza sembra pericolosamente vacillare insieme al Porcellum. Forse, il fatto che Alfano abbia adottato per il suo NC D una strategia “no-logo” è l’indizio che la prossima tappa sarà il discount.