La Spagna “cancella” Zapatero e le femministe: l’aborto sarà consentito solo in pochi casi

Il governo conservatore spagnolo di Mariano Rajoy ha approvato una nuova legge sull’aborto, rendendolo un reato e consentendolo solo in alcuni rari casi specifici. Immediate ovviamente le reazioni critiche delle opposizioni e delle associazioni favorevoli all’aborto. Il Psoe, il partito socialista spagnolo, ha detto che si tratta di una legge «cinica e ingiusta». La “Riforma della salute sessuale e riproduttiva e della interruzione volontaria della gravidanza” modifica la legge in vigore dal 2010, approvata dal governo socialista di Jose Luis Rodríguez Zapatero. Elimina i vincoli temporali entro i quali è possibile interrompere la gravidanza e l’aborto è consentito solo nei casi di stupro e di pericolo grave per la salute fisica o psichica della donna. Inoltre, abolisce la possibilità, introdotta nel 2010, che ragazze minori di 16 anni possano abortire senza il consenso dei genitori. L’aborto non avrà conseguenze penali per la donna (ma non si specifica se siano previste sanzioni amministrative), mentre costituirà reato per i medici che violino la legge. Viene introdotta la possibilità di obiezione di coscienza per i medici e i professionisti che prescrivono l’interruzione della gravidanza non potranno lavorare nei luoghi dove sarà poi effettuata. Inoltre, è vietata la pubblicità per le cliniche che attuano l’aborto (“non è un prodotto commerciale”). Si tratta di una promessa fatta dalla compagine di centrodestra alla vigilia delle elezioni politiche, e oggi il governo l’ha mantenuta. Quando nel 2010 il governo di sinistra stravolse completamente la legge del 1985, nel Paese iberico vi fu un’opposizione durissima, con marce domenicali di protesta su Madrid. E il fatto che Rajoy abbia puntato e vinto le elezioni su questa tematica la dice lunga su quale sia l’importanza dell’argomento in Spagna. La reazione popolare spagnola si scagliava soprattutto sull’assurda norma, voluta da Zapatero e compagni, che consentiva la libera scelta alle ragazze minorenni, anche in presenza del parere negativo dei genitori. La nuova normativa, hanno fatto sapere fonti interne all’esecutivo, si basa sulla difesa del diritto alla vita dei non-nati.