Abolire la legge Merlin: si oppongono i “soliti noti” che ci rifilano le “solite note”

Altro che “porcellum”: la legge Merlin, presentata nel 1948 per proibire la prostituzione in Italia, al momento di entrare in vigore non proibì certo la prostituzione ma solo il suo sfruttamento e favoreggiamento, vanificando così lo spirito della legge, che poi era quello di uniformarci alle direttive dell’Onu, nel quale l’Italia bramava di entrare. La legge entrò poi in vigore nel 1958, ispirando legioni di goliardi (quando all’università c’era ancora la goliardia) a comporre poesie e canzoni ironicamente luttuose per la scomparsa delle case chiuse che, almeno, garantivano le prostitute da un punto di vista sanitario e della sicurezza. Anche perché poi la prostituzione e tutto il suo indotto criminale, almeno in Italia, dopo il 1958 non sembra sia stata debellata.

Ora la polemica torna ad alzarsi, dopo la proposta di alcune forze politiche di abolire la legge Merlin: «Legalizzare la prostituzione attraverso l’abolizione della legge Merlin garantendo al tempo stesso massima sicurezza per le persone. La nostra proposta di legge è stata depositata mesi fa al Senato ed è un antico cavallo di battaglia della Lega Nord che diventa tanto più attuale in tempo di crisi perché anche chi si prostituisce possa pagare le tasse avendo così stessi diritti e doveri di qualsiasi altro cittadino che lavora. Mettiamo da parte falsi moralismi e procediamo al cambiamento: alla prossima capigruppo chiederò che la nostra proposta di legge sia calendarizzata con urgenza in commissione». osì è tornato alla carica Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato e primo firmatario della proposta di legge per la legalizzazione della prostituzione. Alla proposta, presentata dalla Lega e sottoscritta da Fi, FdI e Lista Maroni, il gruppo Ncd non ha aderito, e il perché lo spiega Roberto Formigoni: «È un problema da affrontare nella sede giusta, non credo che la strada sia quella di riaprire le case chiuse», ha detto. «Ncd non ha sottoscritto perché non crediamo che sia un’emergenza e quello scelto non è il modo migliore per risolvere il problema», ha spiegato il capogruppo di Ncd al Pirellone Mauro Parolini. Insomma, a sei mesi dalla proposta di legge per legalizzare e regolamentare la prostituzione presentata dalla Lega Nord al Senato, il centrodestra in Lombardia torna all’attacco della legge Merlin; Bitonci ha spiegato che «la prostituzione è un fenomeno che esiste da sempre e il 75% degli italiani è favorevole alla sua regolamentazione, anche per fermare ogni sfruttamento e violenza. E in un momento di crisi economica «far emergere questo giro d’affari enorme significa per lo Stato e gli enti locali incassare abbastanza risorse per evitare non solo ulteriori aumenti delle tasse ma anche per abbassare una serie di imposte». Questa volta la proposta parte dalla maggioranza in Regione Lombardia. L’idea è quella di sfruttare l’articolo 75 della Costituzione che prevede la possibilità di indire un referendum popolare non solo se si raccolgono 500mila firme, ma anche se viene richiesto da cinque consigli regionali. Lo stesso sistema utilizzato (per la prima volta) da nove Regioni per chiedere l’abrogazione della norma che prevede il taglio di 969 uffici in tutto il Paese, fra tribunali, procure e sedi distaccate. Una richiesta che ha avuto il via libera della Cassazione e su cui la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi. Il referendum sulla legge Merlin – per gli ideatori – è un modo di togliere le prostitute dalle strade, facendo in modo che la loro diventi una professione e anche che paghino le tasse. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al comune di Milano, Riccardo De Corato, da parlamentare aveva presentato una proposta di legge sulla questione e quando era vicesindaco di Milano aveva chiesto al governo di rendere reato la prostituzione in strada. Se l’opposizione di Formigoni e compagni la si capisce in quanto legata a una certa ideologia conservatrice e quasi bigotta, quello del Pd è solo astiosa: il capogruppo Pd al Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Alfieri ha dichiarato che «la Lega è ossessionata dalla propaganda e dalla visibilità mediatica», dimenticando forse la grancassa mediatica che il Pd sta attuando da tempo sulle primarie, per fortuna ignorate dagli elettori.