Via dal video perché porta la croce: la tv pubblica norvegese inciampa sul politicamente corretto

Esiste un precedente: nel 2006 la British Airways sospese una hostess di terra perché portava una croce al collo. Ora in Norvegia si ripropone un caso simile: a Siv Kristin Saellmann, giornalista della tv pubblica, l’azienda ha intimato di non presentarsi più in video con una croce al collo. Il divieto, come hanno spiegato i vertici della tv, fa seguito alle proteste di alcuni spettatori, esponenti della comunità islamica, per i quali la catenina offenderebbe la loro religione e non garantirebbe l’imparzialità del servizio pubblico. Via dal video, dunque. Anche al di là del diretto precedente britannico, l’atteggiamento della Nrk non è affatto isolato e anche in Italia, negli anni, si sono registrati episodi alimentati dalla stessa esasperazione del politicamente corretto, che pretende di cancellare le differenze per non dispiacere nessuno. Un esempio su tutti: i casi di quelle scuole che hanno voluto vietare il presepe, considerando la tradizione religiosa lesiva dei diritti dei non cristiani. In realtà, la laicissima Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito che è vero esattamente il contrario, sottolineando «l’importanza della libertà di religione», che è «elemento essenziale dell’identità dei credenti e fondamento, tra altri, delle società democratiche pluraliste». Per questo, a gennaio di quest’anno, la Corte ha riconosciuto le ragioni della hostess britannica Naida Eweida condannando British Airways al pagamento di un’ammenda.