Vi racconto la mia storia: ecco come si può diventare vittime della giustizia

da N.R.

Mi chiamo N.R., sono nato nella piana di Sibari nel 1947 e a quei tempi la mortalità era altissima perché non c’era da mangiare, tutti andavano a cercare non dico fortuna, ma speranza di vivere arrangiando al Nord e così feci anche io, in Piemonte e Lombardia fino alla fine degli anni ’70, quando il boom economico, seppur in estremo  ritardo, si affacciò anche nella nostra terra feroce e matrigna. Siccome al Nord avevo fatto il manovale e il carpentiere ecco che in una
terra vergine, ferma ancora alle pastoie del feudalesimo dal ‘700, dove ora invece c’era da costruire tutto da capo, tenendo sempre conto delle gerarchie cristallizzate nei secoli, decisi di buttarmi nell’edilizia, cosa che, potete benissimo
immaginare, funzionò molto bene. Sono fiero di aver dato lavoro, nel mio piccolo, a 70 uomini che hanno potuto sfamare le loro numerose famiglie e togliere dalla strada mettendoli a lavorare anche 14 ore al giorno, giovani sbandati che sarebbero morti e andati smarriti  nei disordini e nella violenza della droga e della delinquenza minorile impostata ai rigori delle cosche. Poi è accaduto di tutto.
Il 10 luglio del 2007 sono stato arrestato assieme a mio figlio e spedito in carcere regionale e poi addirittura a Messina, con condanna a 6 anni e otto mesi. I miei legali hanno ricorso alla Cassazione e dopo soli 4 anni sono stato prosciolto dalle accuse ritenute inconsistenti. Nessuno mi ha mai chiesto scusa direttamente o tramite qualsiasi comunicazione scritta, sono vittima di giudici. Alla luce di tutto questo comprendo e sostengo l’amarezza e lo sconforto di chi, su al Nord, personaggio famoso e insigne per aver dato lavoro a ben più di 70 famiglie,come ho potuto fare io, si ritrova ad essere un perseguitato in uno stato fasullo dove non esiste il diritto e la facoltà di potersi difendere e riscattare, e se mi fossero rimasti un po’ di soldi e un po’ di speranza e fiducia in questo mondo ormai ostile e inospitale, mi rivolgerei senz’altro alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, ma, ahimé, come potrei mai?