Venti morti per amianto alla Olivetti: De Benedetti e Passera indagati per omicidio colposo

Omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Sono le ipotesi di reato per cui la procura di Ivrea ha indagato venti persone, tra le quali anche Carlo De Benedetti e Corrado Passera. L’inchiesta riguarda la morte di venti lavoratori della Olivetti, tutti deceduti tra il 2003 e l’inizio di quest’anno perché colpiti da mesotelioma pleurico, una forma di tumore al polmone provocata dal contatto con l’asbesto, l’amianto. Ad anticipare la notizia è stata La Stampa, mentre – come ha sottolineato Maurizio Gasparri -ancora a mattinata inoltrata la notizia non compariva su Repubblica online. «Non trovo su Repubblica.it la notizia del loro padrone Carlo De Benedetti indagato per morti da amianto. Distratto io o loro fanno censura?», ha scritto su twitter il vicepresidente del Senato. La Stampa, invece, ha spiegato che l’inchiesta ha preso le mosse dal caso di una donna morta nel dicembre del 2007, dopo che dal 1965 al 1980 aveva lavorato nello stabilimento di San Bernardo, a Ivrea. «Le perizie – scrive il quotidiano torinese – avevano dimostrato che quella dipendente si era ammalata per aver inalato talco contaminato». Da lì la denuncia della famiglia e il rinvio a giudizio di Ottorino Beltrami, che fu amministratore delegato della Olivetti fino al 1978. Quel processo non  si celebrò mai, perché nel frattempo Beltrami era morto. In compenso, presero ad arrivare altre denunce e la Asl Torino 4 iniziò a incrociare i dati delle persone morte per la stessa malattia. Emerse che tutte avevano lavorato alla Olivetti tra gli anni Settanta e Novanta. Proprio il periodo in cui alla guida dell’azienda erano arrivati De Benedetti, presidente dal 1978 al 1996, e Passera, amministratore delegato dal 1992 al 1996.

L’ipotesi della Procura è che i vertici dell’azienda non abbiano adottato le necessarie misure di sicurezza per evitare il contatto dei dipendenti con le fibre di amianto. Ancora La Stampa riporta poi la testimonianza di un uomo che ha lavorato alla Olivetti dal 1962 al 1993 e che, come tutti gli altri suoi colleghi, ha scoperto di essere malato solo dopo essere andato in pensione. «Eravamo giorno e notte a contatto con le condotte delle caldaie, quelle che trasportavano l’aria e il vapore per far funzionare i macchinari della fabbrica», ha raccontato al quotidiano Gino, 74 anni, che ha scoperto di essere malato nel 1998. Le strutture erano tutte ricoperte di amianto, «ma a quell’epoca nessuno se ne preoccupava più di tanto, anche se ogni anno – ha spiegato l’uomo – l’azienda ci ordinava di fare le lastre ai polmoni».