«Vado a vedere se serve aiuto», le ultime parole del poliziotto morto nell’alluvione

Doveva essere a camminare tra i sentieri della Barbagia con i colleghi della “Squadriglia”, per dar la caccia ai latitanti nascosti sulle montagne, come tutti i giorni. Ma l’alluvione che ha colpito la provincia di Nuoro ha cambiato le carte in tavola e il suo destino: «Vado in giro a vedere se qualcuno ha bisogno d’aiuto». Luca Tanzi, l’assistente capo della polizia, è morto così: per aiutare qualcuno. Originario di Ursulei, un paesino dell’Ogliastra, Tanzi era in polizia da una quindicina d’anni, buona parte dei quali passati nella questura di Nuoro: prima alle volanti, poi all’ufficio informatico e da tre anni nella Squadriglia, la Catturandi di Nuoro, un’unità operativa unica in Italia. «È un corpo d’elite – raccontano i colleghi di Luca, affranti per la sua morte – gente esperta e specializzata, capace di passare giorni in mezzo a boschi e sentieri impervi». Dodici uomini abituati a vivere in campagna, con le divise mimetiche e un unico obiettivo: scovare i latitanti che si nascondono in quello che Fabrizio De Andrè, dopo aver vissuto quattro mesi in mano all’anonima sarda, chiamò in una canzone memorabile l’ “Hotel Supramonte». Luca su quelle montagne ha passato i suoi ultimi tre anni, tutti i giorni, prima di tornare a casa dalla moglie e dai suoi due ragazzi di 11 e 7 anni. Un periodo che gli ha riservato anche diverse soddisfazioni, come l’arresto, nell’aprile del 2011, di Angelo Balzano, un latitante accusato di aver ammazzato due anni prima a Barisardo il meccanico Antonio Cannas con tre colpi di pistola. Quando la Squadriglia lo scovò, Balzano viveva in una tenda nascosta in una macchia di ginestre nei boschi sopra il suo paese, Arzana. «Esci da lì, sei circondato», gli urlarono i poliziotti e lui, disarmato, non oppose resistenza. «Eccomi – rispose lui – Ma a Barisardo ho sparato solo per difendermi». All’una di lunedì, quando era ormai chiaro a tutti che le condizioni meteo non avrebbero consentito alla Squadriglia di salire in montagna per il servizio previsto e pianificato da giorni, Luca Tanzi e i suoi colleghi avrebbero forse potuto restare in ufficio. Ma senza pensarci un attimo sono andati dal loro dirigente e gli hanno chiesto il permesso di rendersi utili: «Facciamo un giro – sono le ultime parole che in questura ricordano di Luca – andiamo a vedere se qualcuno ha bisogno d’aiuto». I quattro sono così saliti sul loro fuoristrada e hanno iniziato a pattugliare le vie di Nuoro e della provincia quando sulla strada tra Oliena e Dorgali hanno incrociato un’ambulanza con a bordo una ragazza ferita, una venticinquenne che era in ipotermia. «Vi scortiamo noi, seguiteci» hanno detto i poliziotti. «In gergo tecnico – raccontano in questura – la pattuglia fa da apripista. Significa che garantisce la sicurezza per l’auto che segue e, se succede qualcosa, è lei che ne paga le conseguenze. E’ quello che è accaduto lunedì». Luca e gli altri poliziotti arrivano all’altezza del ponte, lo imboccano e, quando ci sono sopra, cede una campata: un volo di quattro metri e poi lo schianto. L’allarme scatta subito e i tre colleghi di Tanzi vengono estratti vivi: feriti, ma vivi. Uno dei tre è in rianimazione, ha riportato diverse fratture ma ce la farà, come gli altri due. Luca no.