Un film sulla vita di Tolkien e una polemica a sinistra sugli hobbit: “Non sono fascisti. Riprendiamoceli”

Il Los Angeles Times ha dato la notizia della realizzazione di un film biografico su J.R.R. Tolkien, autore della saga de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit. Per ora c’è solo un titolo provvisorio del progetto, ed è semplicemente Tolkien, la sceneggiatura è stata affidata a David Gleeson. La pellicola sarà prodotta da Peter Chernin attraverso la sua Chernin Entertainment per Fox Searchlight.

Il film si concentra in particolare sulla vita giovanile di Tolkien, ripercorrendo la fase del Pembroke College e del servizio militare durante la prima guerra mondiale. La scommessa è quella di rintracciare in queste prime esperienze dello scrittore la “scintilla” che lo porterà successivamente a dare vita ai suoi mondi alternativi e fantastici. Non si sa se i familiari di Tolkien saranno coinvolti nella produzione, considerato che Christopher Tolkien, figlio di J. R. R., non è famoso per essere un fan dei grandi adattamenti cinematografici, l’ultimo dei quali ci aspetta al cinema il 13 dicembre con Lo Hobbit: La desolazione di Smaug, di Peter Jackson.

Il progetto è certamente ambizioso visto che chiunque si cimenti con gli eventi che hanno contrassegnato la vita di Tolkien resta colpito dall’ordinarietà della sua esistenza tranquilla, metodica, professorale, circondata da amicizie selezionate. Una quotidianità senza scosse (se si eccettua l’esperienza da soldato) che contrasta con la potenza fantastica che dà origine alle opere più famose.

Una vocazione che lo travolse, inaspettata e non cercata, quando mentre correggeva i compiti dei suoi allievi improvvisamente scrisse su un foglio: «In un buco sotto terra viveva uno hobbit…».

Da segnalare, ancora su Tolkien, la pubblicazione da parte della casa editrice Odoya di un libro che raccoglie gli interventi di Wu Ming 4 e che ha un titolo provocatorio Difendere la Terra di mezzo. E da cosa andrebbe difesa la Terra di Mezzo? Dalla destra che vi ha attinto per il suo pantheon ideale a fine anni Settanta, conferendo all’opera di Tolkien significati mitici e simbolici che ora si vogliono contestare. Un Tolkien “ripulito” da certi addentellati imbarazzanti, insomma, potrebbe persino diventare icona degli indignati o del popolo di Porto Alegre. Sicuro. L’immaginario è terreno di conquista di chi ha più fantasia. Alla destra piaceva Eowyn che uccideva il Nazgul e alla sinistra può piacere Sam Gamgee, il servitore senza il quale l’anello non sarebbe stato distrutto (classismo al posto del simbolismo, che orrore…). A fine anni Settanta fu molto brava la destra giovanile a cercare rifugio nelle avventure degli hobbit per rasserenare le nuvole degli anni di piombo. E non è certo colpa del neofascismo italiano se all’epoca la sinistra detestava la fantasy come letteratura d’evasione poco utile alla lotta di classe. Anche per questo certe operazioni di tutela non richieste e fuori tempo massimo  – Tolkien ormai è un autore globale – sanno solo di muffa ideologica.