Twitter vola in Borsa, accarezza gli utenti e arricchisce gli azionisti con i cinguettii che piacciono ai vip

L’inarrestabile ascesa di Twitter, partito dalla rampa di lancio dei microblog, approdato sulla piattaforma globale, e arrivato a librarsi fino a sfrecciare in orbita nei cieli dell’alta finanza. Il suo cinguettio riecheggia in Borsa, inorgogliendo gli utenti e accarezzando gli azionisti: il titolo vola alto e, dopo l’esordio a 45,10 dollari per azioni, si rafforza ulteriormente a 46,10 dollari, oltre il 73% in più rispetto ai 26 dollari fissati nell’ipo. Debutto in volata per il social a Wall Street che crea dunque nuovi miliardari, dal co-fondatore Evan Williams, a Rivzi Traverse Management, fino all’amministratore delegato del gruppo, Dick Costolo, tutti dotati di ragguardevoli quote. Un decollo a razzo che lancia Twitter fino a 50 dollari per azione, il 90% rispetto al prezzo fissato, per poi ripiegare su 45-46 dollari. Così, nei primi febbrili trenta minuti di scambi, oltre 47 milioni di azioni passano di mano: il balzo iniziale del 73% catapulta immediatamente Twitter nell’olimpo delle maggiori ipo che hanno raccolto più di 500 milioni di dollari. A celebrare l’ipo di Twitter sul New York Stock Exchange – scelto, a differenza di Facebook, al posto del Nasdaq – presenti sul floor di Wall Strett il presidente Jack Dorsey e Dick Costolo. «Continueremo ad ampliare la nostra base di utenti e a investire», ha affermato Costolo in un’intervista alla Cnbc, ribadendo ancora una volta che la prossima mossa sarà inserire nel consiglio di amministrazione di Twitter anche delle donne.

Il social che piace ai vip e imperversa tra i politici, dunque, aggiorna look e detta moda, declinando il linguaggio societario al femminile e coniugandolo alla grammatica economica. Di più: gli analisti si spingono fino a prevedere che lo sbarco in Borsa del cinguettio dorato possa dar vita a una nuova ondata di ipo tecnologiche, fra le quali quella del gigante cinese Alibaba e della start up Square, di cui Dorsey è fondatore e amministratore delegato. Sembra insomma inarrestabile l’evoluzione multiforme di Twitter consumata fin qui in soli sette di anni di esistenza in Rete, dagli esordi in veste informatica di microblog con messaggi brevi in stile sms, il social nato nel 2006 sulle ceneri di Odeo, (un sistema per pubblicare sul web messaggi audio o video via telefono), fino all’affermazione in qualità di media completo di foto, video, interazione con la tv e piattaforma più gettonata per chi cerca o vuole divulgare notizie e commenti. Il trust di “re mida” che hanno collaborato alla creazione del fenomeno Twitter sono, come noto, l’inventore Noah Glass (che poi abbandona il progetto), Evan Williams (ex Google), il web designer Jack Dorsey e l’ingegnere Blaine Cook. Il primo tweet ha festeggiato il settimo compleanno lo scorso 21 marzo, quello il trampolino di lancio: da quel momento in poi la piattaforma svetterà alta, conquistando il cuore e assicurandosi la frequentazione sul web degli internauti, fino ad arrivare a triplicare la mole di cinguettii dai 20.000 agli oltre 60.000 al giorno. Estendendo progressivamente i suoi confini tecnologici e le sue potenzialità divulgative: e se nel 2009 il social network documenta la rivolta in Iran e poi la Primavera araba, facendo da tam tam a suon di tweet di moti carbonari e sommosse di piazza organizzate quasi come un flash mob, in una speculare fruizione del mezzo per cui davvero il medium diventa il messaggio, e gli utenti i rivoluzionari in prima linea e, al tempo stesso, i reporter della loro guerra. Esattamente come in altre aree del mondo, altri followers fanno la cronaca della tragedia di Haiti e della cattura di Osama Bin Laden. Twitter diventa il rito internetico che ha più proseliti sul web, conquistando tra i suoi più fedeli seguaci politici – primo fra tutti Barack Obama: il suo tweet della rielezione corredato dalla foto dell’abbraccio con Michelle è il più ritwittato della storia – e celebrity: tra i tanti, Lady Gaga conta sul social network oltre 40 milioni di fan. Fino all’arrivo di Papa Francesco, il cui account conta oltre 10 milioni di seguaci. E inizia a tesaurizzare i consensi: sono lontani, insomma, i tempi dei messaggi da 140 caratteri; oggi i suoi 218 milioni di utenti mensili attivi, 100 milioni giornalieri, possono contare su un media completo che, mai pago, sta pensando anche ad una chat modello WhatsApp, e puntando alla televisione. Ma questa è un’altra storia…