Tra paura del linciaggio, falchi, colombe e road map, si avvicina il momento cruciale del Pdl

A poche ore dall’inizio del Consiglio nazionale del Popolo delle libertà il dado è tratto e i margini di evitare la scissione al momento del ritorno a Forza Italia sembrano ormai inesistenti. Oggi i filogovernativi che fanno riferimento al vicepremier Angelino Alfano si sono riuniti per valutare lo stato dell’arte e altro non hanno potuto fare che prendere atto dell’impossibilità di proseguire il cammino assieme ai falchi berlusconiani. Tutte le richieste avanzate da Alfano a Silvio Berlusconi  non hanno trovato risposte positive e concrete, ma solo rassicurazioni generiche all’insegna del “vogliamoci bene”. Mancando le condizioni per andare avanti, magari con un rinvio del Consiglio nazionale oppure con una rassicurazione formale sul sostegno al governo o ancora con una struttura ufficiale di partito che dia garanzie per le ricandidature, le colombe hanno preso atto della chiusura arrivata da Berlusconi e hanno stilato la loro road map.

Deputati e senatori vicini ad Alfano hanno già firmato l’atto di costituzione dei nuovi gruppi parlamentari ed hanno deciso di disertare l’appuntamento di domani, anche per evitare il linciaggio che i falchi gli avevano organizzato all’esterno e all’interno dell’auditorium del Palazzo dei congressi dell’Eur. Nella sua storia il parlamentino del Pdl si è riunito seriamente solo due volte, entrambe per sancire rotture che via via hanno isolato sempre più Silvio Berlusconi. Da lunedì, quindi  si apre un’altra partita, con il Cavaliere pronto a mettere in crisi il governo con la complicità di Matteo Renzi che punta allo stesso obiettivo e Alfano abbracciato ad Enrico Letta nella speranza che l’esecutivo vada avanti il più possibile in attesa che il Cavaliere esca di scena. Ovviamente ci sarà anche il contorno che già si è visto in occasione della rottura con Gianfranco Fini, quel “metodo Boffo” che le colombe temevano e che quasi certamente saranno costrette a provare sulla loro pelle già dalle prossime settimane.

Vista tra qualche tempo la giornata di domani potrebbe essere ricordata o come un nuovo “25 Luglio” in cui Berlusconi perde la centralità rispetto al governo e si avvia verso la sua Valtellina oppure come l’ennesimo colpo di Berlusconi contro una persona a lui vicina alla quale non vuol consentire l’esercizio di alcuna leadership, cosa già accaduta con Follini, Casini, Fini e Tremonti. Sarà una partita di numeri, ma anche una partita di nervi, perché il Cavaliere certamente non è quello di qualche anno fa, ma la sua macchina per colpire l’immagine di chi viene etichettato come traditore è sempre la stessa.